L’origine della distanza, ideogramma d’anime

cl247x168_8459Lorenzo e una mattina di freddo a Natale. Lorenzo, una colazione d’amore e un lavoro a Kyoto. Vittoria però a trovarlo non sa più se ci vuole andare. All’ultimo Lui le fa sapere che non può aspettarla, deve cambiare aria, di corsa. Certo che male ci sarebbe a partire lo stesso, Lui insiste e ti vuole pure lasciare casa. Vittoria accetta di volare in Giappone ma il perché ancora non lo conosce. Corpo al sicuro e anima in subbuglio, le si para davanti un esercito gentilissimo di sfiorati senza età, di spiriti messaggeri, templi e bambù. Migrazioni silenziose di anime notturne, fiammate di illusioni fritte e caramellate al fuoco delle lanterne. Una sbornia che nemmeno la lava in bocca del ramen può smorzarti.

Le radiazioni ammalano i cuori, contaminano sentimenti, possibilità e gradi di separazione. Spingono al petto, provocando eccessi, e capogiri da curare col tè. Vaporizzano destini in acque termali, nella sospensione tutta rappresa in vesti appiccicate, terrore del contagio, rifiuto tenace del cibo e del proprio corpo. Nel movimento a tempo di dispersione e riavvicinamento, il passo a due delle intenzioni e delle consapevolezze si fa intenso, sulfureo, enigmatico.

Nell’altrove delizioso di vivande, accordi floreali, membra secche candide e agitate di sudore, Scotti riunisce suggestioni presenti e lontanissime. L’origine della distanza è la fragranza colta nell’attimo del passaggio. La grazia di fronte, e intorno. Partitura odorosa dalla cifra piana e attraente, che ha il taglio sinistro di una lama sottile, chiarore di un’epifania rarefatta, nutrita, sofferta, nel pulviscolo delle impressioni e delle tensioni emotive, dell’amore che non redime. Bellezza plastica, candeggio formale, vomito e anoressia. Kyoto che avvampa per i morti. Kyoto in verticale.

Nella guerra di trincea della distanza, resti lì, sottratto, a studiarti da lontano. Che non è vero che più ti avvicini a qualcuno, meglio lo comprendi. Certe volte è bene andare, e tutto si fa chiaro. Muovere dal rassicurante spazio identitario e rimettersi all’alterità, scivolare via nella saturazione degli spazi e nella negazione del linguaggio, per aprire infine a nuove forme di comprensione o di isolamento. Tutti  alle prese col demone bicefalo della distanza, hanno bisogno di prendere la misura per andare avanti, foss’anche quella della finestra di fronte. Raccolgono la sfida e ne portano il segreto, calzandolo nel mezzo, percorrendo dolcemente la discesa agli inferi dell’anima, raccontandosi di tutte le ore spesso poco liete del tempo più dentro che fuori. Che solo se siamo pronti, allora vediamo.

Nel disegno geometrico e sensuale dei luoghi, delle atmosfere, degli incontri, L’origine della distanza è laicissima sehnsucht rivisitata in purezza. È il sentimento inconffessato di qualcosa che non molla mai. Anelito desiderante del desiderio nel desiderio, tutto privato e vissuto nell’intimo, esaltato dolcemente da quel senso di conforto che si prova nel godere solamente del sé con sé, al riparo dalla vertigine di coppia. È una storia d’amore, affatto romantico, che diventa amore per sé. Che hai smesso di inseguire. Aspetti il verde adesso, prima di attraversare la strada.

Erika Di Giulio

 

L’origine della distanza

Autrice: Francesca Scotti

Editore: Terre Di Mezzo

Pagine: 107

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