No Time To Die

Cary Joji Fukunaga, l’apprezzatissimo regista della prima stagione di “True Detective”, raccoglie l’ingombrante eredità lasciata da Sam Mendes e porta sul grande schermo il venticinquesimo capitolo della saga targata James Bond, con il compito, tutt’altro che semplice, di infiorettare l’uscita di scena di Daniel Craig, alla sua quinta e ultima apparizione nei panni della spia inglese, e di concludere al meglio un percorso iniziato ormai quindici anni fa con il successo di “Casino Royale”: malgrado qualche piccola esitazione in fase di scrittura, “No Time To Die” può considerarsi un prodotto ampiamente riuscito, un film pensato con intelligenza e lungimiranza, impreziosito da un comparto tecnico impeccabile, da un cast in formissima e da un finale insolitamente toccante. Quello che ci viene proposto infatti è un Bond in netto contrasto rispetto alle uscite precedenti, un personaggio a cui la sceneggiatrice Phoebe Waller-Bridge (già autrice dello splendido “Fleabag”) dona un’emotività e una vulnerabilità inedita, piuttosto lontana dalla tetraggine profusa nei precedenti lavori di Mendes, che ben si addice all’epilogo a cui stiamo assistendo. Nella sceneggiatura tuttavia si può intravedere anche qualche piccola sbavatura: un villain probabilmente troppo canonico e prevedibile, anche se ben scritto e funzionale alla trama, ben interpretato da un solido Rami Malek (“Bohemian Rhapsody”), una divertentissima Ana De Armas (“Knives Out – Cena con delitto”) che, nei panni dell’eccentrica spia americana, avrebbe senza dubbio meritato maggior visibilità, e l’utilizzo del personaggio di Blofeld che a tratti rischia di risultare un po’ forzato e pretestuoso. A Waller-Bridge va comunque riconosciuto il merito di essere riuscita a non appesantire le quasi tre ore di durata del film, obiettivo questo non scontato che rimarca ancora una volta le sue indubbie capacità di scrittrice. Impossibile poi non parlare delle scene d’azione, da sempre marchio di fabbrica dei film di Bond: le ambientazioni, in particolare quelle di Matera, fanno da cornice ad alcuni dei momenti action più spettacolari della saga, con inseguimenti e combattimenti che permettono a Fukunaga e al direttore della fotografia Linus Sandgren (“La La Land”) “di fare sfoggio di tutta la loro bravura dietro la macchina da presa. Bene anche il cast, tra volti già noti e affermati come quelli di Léa Seydoux, Ralph Fiennes, Naomie Harris e Ben Whishaw e la carismatica new entry Lashana Lynch, che speriamo possa ritagliarsi il suo spazio nelle opere successive. È valsa la pena attendere più di un anno l’uscita di questo “No Time To Die” che, pur non risultando un film perfetto, assestatosi un gradino sotto “Casinò Royale” e “Skyfall”, chiude più che degnamente il percorso di Daniel Craig all’interno della saga, un capitolo finale convincente e pirotecnico che sedimenta le basi per un nuovo e attesissimo inizio.

Patrick Maurizio Ferrara.

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