Dune (2021)

Dopo un’attesa durata più di un anno a causa della pandemia, arriva finalmente nelle sale nostrane l’ultima enorme fatica di Denis Villeneuve, che a soli tre anni di distanza dal suo discusso “Blade Runner 2049” torna a misurarsi con un altro colosso della fantascienza mondiale, lo stesso “Dune” che aveva messo a durissima prova il talento di due mostri sacri del cinema come David Lynch (1984) e Alejandro Jodorowsky, il cui progetto, addirittura, non vide mai la luce. A metà tra la spettacolarità tipica di un kolossal (inevitabile, da questo punto di vista, il paragone con la saga di Star Wars) e una ricercatezza dal taglio nettamente autoriale, il nuovo “Dune” si dimostra un film intraprendente e maturo, maestoso nella sua messa in scena pur restando fedelissimo alle pagine della saga letteraria targata Frank Herbert, e testimonia la bravura di un regista che ha dimostrato una volta di più di sapersi confrontare anche con le produzioni apparentemente più ardite. La regia di Villeneuve e la fotografia di Greig Fraser (“Rogue One: A Star Wars Story”, “Vice – L’uomo nell’ombra”) ci ricordano che il cinema è prima di ogni altra cosa emozione tramite immagini, obbligando ininterrottamente lo spettatore in un’atmosfera penetrante e avvolgente, tra scene cariche di tensione, momenti puramente action e frangenti di profonda drammaticità, tutte impreziosite da un lavoro alla scenografia, al trucco e ai costumi praticamente perfetto. L’unico appunto che si potrebbe rivolgere al film riguarda una certa piattezza intravista nella gran parte dei personaggi, talvolta eccessivamente cristallizzati nei propri ruoli e dai contorni poco sfumati, ma è pur vero che sono stati riproposti in modo pressoché identico rispetto ai romanzi di Herbert, una scelta sicuramente da apprezzare le cui conseguenze non andrebbero imputate agli sceneggiatori; inoltre, è bene precisare che siamo di fronte al capitolo introduttivo di un’ipotetica trilogia, quindi possiamo immaginare che in futuro ci saranno sviluppi assai più complessi per quanto riguarda la caratterizzazione di certi personaggi. Non siamo di fronte ad un capolavoro ne al miglior lavoro di Villeneuve (consiglio a tal proposito la visione del suo sottovalutatissimo “Prisoners”), ma questo “Dune” è un’opera destinata ad entrare nell’immaginario collettivo, un film visivamente abbagliante sorretto da una sceneggiatura solida e ben strutturata, con un finale aperto che spalanca le porte ad un sequel che non vediamo l’ora di vedere.

Patrick Maurizio Ferrara.

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