Il diplomato

Da Nantes a Parigi. Ventiquattro soldi in tasca e l’ardore bruciante della ribellione pronto a liberarsi. Un’indole che scalpita, figlia di un esprit rustico e giovanile che raggiunge nel gesto attivo e nel rodimento interiore la sua massima espressione. È il momento dell’azione. Hai dichiarato guerra alle convenzioni. Un cappotto in cambio di pane e vino. Sostanze poche, libri molti. Un morto di fame istruito con la febbre per il bene e l’amore per la lotta, animato dall’ardore della disubbidienza e dall’odio per le convenzioni. Ladro di parole, poeta satirico, precettore in braghe di tela.

Ecco l’infrangersi dei sogni di rivoluzione: la rivolta del 1851 viene repressa. I compagni sono dispersi. Sfuma l’attentato a Napoleone III. Vingtras sei fuggitivo. Maledetto. Vingtras il ribelle, sei caduto in miseria.

Tra usurai e sogliole andate a male e un assaggio di high life in abiti sempre scomodi, sale il disgusto e frantuma rovinosamente il progetto eroico di immortalità. Condannato a una vita senza pace, passata a provare rabbia più che dolore. Una vita ad avere fretta di vivere, sei quelli che vanno di corsa.

Ma è dall’approssimarsi della morte civile che si plasma la coscienza dell’insurgé, l’uomo che sarà tra i protagonisti nel 1871 della Comune di Parigi.

Tradotto per la prima volta in italiano per i tipi di Spartaco Editore, Il diplomato è il secondo volume della trilogia autobiografica di Jules Vallès: L’Enfant, Le Bachelier, L’Insurgé. Un’opera di lotta, che ripercorre, in tre volumi, giovinezza e maturità dell’autore, incarnato dal suo doppio letterario Jacques Vingtras. Una testimonianza viva e frenetica di eventi storici ed esperienze personali, che mescolano le vane speranze di un giovane allievo cresciuto a pane e latinorum alla disfatta esistenziale e politica di un individuo che vorrebbe ardentemente riconoscersi e collocarsi nel suo tempo, salvo poi barcollare in una stagnante, infinita zona grigia di grottesche e improbabili infamità. Nel mezzo ribollono sentimenti di rabbia, disfatta, disperazione. Una condizione di imbarazzante immobilismo sociale che trascina con sé una vita di espedienti, di bettole e teatri, di incontri chiassosi con gli amici squattrinati della bohème.

Un classico mancato dalla prosa e dal lessico gergale e variopinto, nel quale l’inesauribile potenza narrativa si sposa al ritmo sempre ben sostenuto e alla veemenza del gesto letterario che si fonde all’urgenza di gridare alla partecipazione collettiva e all’impegno politico, sdoganandosi dal puro e semplice autobiografismo e dalle tappe conosciute del bildungsroman.

Nel delicato e complicato tentativo di gestire il piano della ribellione individuale e quello della rivoluzione sociale, Jules Vallès compone un’opera di denuncia che grida alla lotta con caustica ironia, abdicando ai patetismi e preferendo una folgorante prosa impressionista che intreccia il verismo materico e antiborghese del linguaggio alla piega intimista e soggettiva dell’io narrante. Una vampata calda che nella prosa acida e violenta, descrive una grave crisi generazionale con sorprendenti affondi nella contemporaneità, opponendosi all’uso evocativo e simbolico del linguaggio, e aprendosi letteralmente alla corrispondenza diretta tra le parole e le cose.

Erika Di Giulio

Titolo: Il diplomato

Autore: Jules Vallès

Casa Editrice: Spartaco Edizioni, 2020

Cura, traduzione e postfazione: Enrico Zanette

Pagine: 320

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