Black Phanter

Palesemente pensato e prodotto per soddisfare i sempre più accomodante fan della Marvel, il “Black Phanter” di Ryan Coogler (“Creed – Nato per combattere”) è senza dubbio l’opera più pacchiana e deludente delle 24 visite fin’ora, un film superficiale e privo di idee che conferma la sempre maggiore pochezza dei contenuti supereroistici odierni e più in generale, come dimostrano i tre oscar regalategli dall’Accademy quest’anno, la piattezza dell’intero sistema Hollywoodiano. La trama è piuttosto semplice e segue le vicende del giovane principe T’Challa che, aiutato dalla sorella e dall’agente dello S.H.I.E.L.D. Everett Ross, dovrà lottare contro il temuto cugino, tale Killmonger, per difendere il trono della fittizia nazione del Wakanda. Tralasciando il bel lavoro ai costumi di Ruth Carter (“Malcolm X”, “Amistad”) e l’ormai scontata spettacolarità degli effetti speciali, del film resta ben poco da salvare. Poco o nulla da dire sulla regia, praticamente inesistente per tutta la durata del film, non che le aspettative nei confronti di un regista reduce dallo spin off di Rocky Balboa fossero particolarmente elevate, ma di certo era lecito aspettarsi un lavoro meno scadente di questo. Eppure, non contento, Coogler ha voluto dare il peggio si se mettendo mano alla sceneggiatura, superficiale come poche, che non solo si nutre di una tanto lunga quanto triste serie di stereotipi razzisti (ma non doveva condannarlo il razzismo?), palesando di fatto tutta l’ignoranza e la mastodontica stupidità con la quale è stato approcciato il film, ma, forse figlia della cultura colonialista tipicamente americana, si permette anche di offrire una versione occidentalizzante e discriminante delle culture altrui. Ed è tristemente ironico inoltre che a realizzare un prodotto così banale sia stato un cast interamente afroamericano, un cast che, visti i risultati, di afro ha ben poco e di americano ha fin troppo, dimostrando ancora una volta che nel cinema le migliori intenzioni se non accompagnate da buone idee e da una certa dose di ingegno, sono pressoché inutili. Non serve sprecare parole sull’ennesima performance monoespressiva di Chadwick Boseman. In breve, se la speranza del principe T’Challa era quella di salvaguardare il suo popolo, la mia è di non dover vedere mai più uno scempio simile proiettato in un cinema.

Patrick Maurizio Ferrara.

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