Come eliminare la polvere e altri brutti pensieri

copertina germani.aiQuesto è un romanzo che non si può raccontare. Lo puoi attraversare, passarci dentro e sentirlo piano, perché fa male. È la storia di una donna, di un uomo e di un pazzo. Senza nome. Il racconto della nostra vergogna e di tutto ciò che abbiamo preferito lasciare sul fondo, scomodo, complicato, eccessivo, emotivamente poco raccomandabile. La nota stonata di una melodia che stride e si incanta sul terreno accidentato di una gigantesca rimozione. E ci sono grida silenziose là sotto, parole di burro, denti stretti, membra offese, bolle di sapone nello stomaco, notti di ferro e acqua nella testa. E un olezzo invadente di morte e dolci ossessioni, portato dai gelsomini.

Il Pazzo è tutti e nessuno, ombra al litio di se stesso e caleidoscopica presenza-assenza, il buio alle otto di sera per vent’anni. A sciogliersi sul fondo di quelle vite che si rincorrono e che da sempre gli appartengono. E gliele vogliono portare via, razza di stolti per davvero. La donna è madre e moglie, in realtà avrebbe voluto solo suonare il pianoforte. L’uomo vive con il vizio di farsi domande, nel desiderio frustrato di comprendere ed essere compreso e nell’attesa biblica di un gesto mai arrivato. Nel frattempo gli si è marcito tutto lo spartito, o poco ci manca.

Germani mette in fila esistenze di reclusione al palo di una routine omicida che ha sterminato velleità, desideri e speranze, generando un mare di rimpianti. Anime sbagliate, sottovoce perché matte, matte perché sottovoce. Vittime sacrificali e catatoniche della società incivile e di un’istituzione totale che li ha condannati all’orrore e alla reclusione fisica, mentale, identitaria. Improvvisamente liberi in nome della legge Basaglia, infine abbandonati al proprio destino e dimenticati. Diversi, soli, malati, impulsivi, fragili, sentimentali, poveri, omosessuali. Non sono mai stati al mare, hanno avuto figli, mogli e mariti. Hanno comprato un’automobile, studiato chimica, progettato ordigni, interrotto gli studi, cucinato una catarsi (im)possibile, ululato alla notte che non ha portato consiglio. Sono morti, in un giorno d’inverno. Succede che quello che c’è dentro, là fuori nessuno lo vuole vedere. Ma chi sono allora i pazzi?

Isolamento, incomunicabilità, mancanza di empatia, alienazione. Ed ecco che il privato diventa sociale, il piccolo grande, il singolare collettivo. Ecco che i piani si confondono, e i volti sfilano e si danno il cambio senza soluzione di continuità e Germani li accompagna con tutto il rispetto, la precisione e la delicatezza di chi si è messo in ascolto e ha braccia grandi. Perché la polvere della follia non te la puoi levare di dosso, resta attaccata come una seconda pelle, tipo quella del cruscotto della macchina o quella invisibile della fabbrica che scarica sulla città, magari mentre dormi, così non te ne rendi conto. E va conservata, resta tutto ciò che hai.

Vorace nei dettagli e fatalmente sinestetico, questo romanzo mette a nudo un tragico turbamento, lavorando con l’accetta al disvelamento inesorabile e profondo di opinioni e codici, articolati in tutta la loro criticità e ridotti all’osso dell’inadeguatezza. Si spinge senza paura negli abissi della luccicanza, solleticando un colpevole imbarazzo, e ci lascia qui, a rifarci il senno, tremanti nelle nostre certezze, a riflettere su tutti quei pregiudizi di sanità e conformità che regolano i meccanismi relazionali, indotti, giudicanti e folli per davvero.

Erika Di Giulio

 

Titolo: Come eliminare la polvere e altri brutti pensieri

Autore: Daniele Germani

Casa Editrice: Edizioni Spartaco, 2019

Pagine: 192

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