Il prete ebreo

ilpreteebreo.aiNon trovi pace. Hai passato una vita intera a cercare tracce di te negli altri, per le strade del mondo e al buio di un confessionale. Prete ebreo, circonciso, battezzato e mandato pure in seminario. Manco potresti confessarla la gente. Ma chi sei in realtà? Fra Simone, al secolo Simone Bonnet, figlio di una giovane ebrea di buona famiglia, abbandonato al primo vagito in Romania, nell’orfanotrofio di un monastero ortodosso e adottato senza amore. Clandestino, parroco, partigiano, frate che hai abbandonato pure il clero secolare, studioso sulle tracce della misteriosa Bibbia di Lione, baro, peccatore, pellegrino in Terra Santa, fratello innamorato di Joséphine, essere umano con la croce e la delizia di un corpo tornato a chiedere ragione. Per un paio d’occhi color nocciola e per tutto il resto che verrà. 

Ne hai passate tante. Nella prigionia di un’anima inquieta, eppure invincibile, che fatica a ricomporsi e nell’esilio da te stesso, guadagnerai infine pace e salvezza, e un approdo sicuro nelle sabbie di un deserto fiorito. Mito reincarnato dell’ebreo errante, sembri vivere un castigo senza fine. Rinnegato, superstite, dannato nella doppia natura che morde e tormenta: l’identità ebraica e la missione cattolica, l’adesione al canone stabilito e la profonda, lacerante tensione all’indole più intima. Quella responsabilità cui non si può abdicare, un vizio di speranza e riscatto, che si compie nel desiderio impenitente della conoscenza e nell’esercizio salvifico della parola e dell’ascolto, nella ribellione al silenzio imposto per necessità.

Nella prosa piana e delicata che convoglia sinteticamente il flusso sempre asciutto ed elegante dei pensieri, si fa strada un nastro carico di vita finalmente vissuta, a svolgersi gravoso nell’opera abissale di ricostruzione memoriale, che sale e scende sulle ali leggere della scrittura, frantumandosi sull’alternanza febbrile dei punti di vista e nella struttura poliforme del romanzo, che ha superato l’assetto tradizionale, senza sacrificarne la naturale unità stilistica.

Mariastella Eisenberg offre al protagonista la possibilità di vivere il suo tempo riappropriandosi della storia, piccola e grande: quella personale, in odore di eresia e sul filo delle tante passioni sospese, e quella degli orrori che hanno attraversato il Novecento. Dal nazismo alla diaspora degli ebrei, dalla Seconda Guerra Mondiale alla nascita dello stato di Israele. Spin-off ideale e narrativamente autonomo de “Il tempo fa il suo mestiere”, “Il prete ebreo”, nato dalla costola del precedente romanzo – la nipote Miriam, anello di congiunzione nonché erede materiale e spirituale di Simone, è infatti la figlia del gemello Tobia – è la confessione piena e sofferta di un individuo alla ricerca della propria identità di uomo. E le donne  sono nutrici, depositarie della speranza nel mondo, custodi ultime di un passaggio di consegne irrinunciabile e dal fascino matrilineare, a garanzia di una dignità eterna. Che senza la memoria la vita è ai mezzi, un cantiere sempre aperto in cui lasciarsi vivere dal tempo e dagli avvenimenti, senza possibilità di conservare traccia alcuna. Che il vero obiettivo non risiede solo nel cambiamento, quanto nella conquista della giusta collocazione, che si fa suggestiva catarsi, rinnovamento del battesimo nelle acque del Giordano in Samaria, luogo sacro dove Gesù (ebreo e circonciso) venne battezzato da Giovanni. 

Conoscere e riconoscersi (da qui l’importanza di sapere chi siamo e da dove veniamo), lodando la necessità vitale e preziosa di tramandare la memoria, riparandola dall’oblio: memoria come materia viva e parlante, ponte salvifico, gettato tra ieri e oggi, e ancora gancio per il futuro, a trasformare il passato e l’avvenire in un presente possibile.

Un passo a due tra zio e nipote, privo di qualsivoglia pietà o commiserazione, sostanziato dall’impossibilità stessa di un rapporto, vissuto in assenza e distanza, a intrecciare il filo di una relazione mai vissuta, edificando la trama del dialogo tra generazioni. E l’identità si fa missione, da praticare con pazienza e abnegazione. Memorie tessute a sfidare il mestiere implacabile del tempo, raccogliendo pezzi di verità come schegge di vetro sul cammino della ricomposizione, celebrando la necessità di raccontarsi prima che tutto finisca, nella smania di compiersi nell’altro e con l’altro, aspirando all’unità, senza fretta, il porto all’orizzonte. Lo stesso sogno di Simone di vedere unite le sue due anime troverà una simbolica realizzazione: “Gli ebrei sono i nostri fratelli maggiori prediletti”, dirà Papa Giovanni Paolo II. Il pensiero va ai migranti di tutti i tempi. Nessun monito di unità e fratellanza tra i popoli fu più attuale.

Erika Di Giulio

 

Titolo: Il prete ebreo

Autore: Mariastella Eisenberg

Editore: Edizioni Spartaco, 2018

Pagine: 145

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