Blackkklansman

Accolto con grande entusiasmo da critica e pubblico e vincitore del premio Oscar per la miglior sceneggiatura non originale, Blackkklansman riporta Spike Lee ad alti livelli e consacra, qualora fosse necessario, l’inesauribile talento di uno dei registi piu apprezzati e discussi del cinema contemporaneo. Protagonista del film è Ron Stallworth, un poliziotto afroamericano della città di Colorado Springs, che all’inizio degli anni ’70, insieme al suo collega Zimmerman, viene reclutato dai servizi di intelligence con lo scopo di infiltrarsi nel Ku Klux Klan per carpire il maggior numero di informazioni possibili riguardo i suoi membri e le loro strategie d’azione. Verranno a delinearsi così situazioni ai limiti dell’assurdo che tra incontri stravaganti e dialoghi improbabili metteranno a dura prova la riuscita dell’operazione. Pur non essendo la sua opera più riuscita, lontana da capolavori come “Lola Darling”, “Fà la cosa giusta” e la “25esima ora”, Blackkklansman è un film che riesce comunque nell’impresa, tutt’altro che scontata, di fondere temi di grande impatto politico e culturale con scene di grande intrattenimento (esilaranti le conversazioni a telefono tra il protagonista e il capo dell’organizzazione), tentando di sensibilizzare ma allo stesso tempo divertire il grande pubblico. Il vero punto di forza del film è rappresentato senza dubbio da una sceneggiatura intelligente, ambiziosa, ironica e nostalgica allo stesso tempo, che sa quando accelerare e quando rallentare il ritmo di una trama coinvolgente e convincente che invita lo spettatore, e forse il cinema stesso (come dichiarato dallo stesso Lee durante la premiazione degli Oscar) a prendere una decisione e ad avere il coraggio di schierarsi in un momento storico di grande insicurezza e odio come quello che stiamo vivendo. Ottima la prova corale del cast, in particolar modo quella di John Washington, figlio del piu noto Denzel, e di Adam Driver (“Silence”, “Hungry Hearts”), che hanno interpretato i due protagonisti con uno stile caricaturale e a tratti macchiettistico che li ha resi originali e assai spassosi. In altre parole, usando le parole dello stesso Spike Lee, “ci troviamo di fronte allo strano caso del film giusto al momento giusto”, un opera di pregevole fattura e di notevole rilevanza politica e sociale che vuole esprimere con grande cinismo e sarcasmo tutta la rabbia e l’orgoglio di un regista che ancora oggi, dopo quarant’anni di cinema, continua a sorprendere e a non lasciare indifferenti.

Voto: 7.
Patrick Maurizio Ferrara.

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