E tu cosa saresti disposto a (non) fare per salvarti?

Sette amici. Una festa di compleanno. Un anno in più che se ne va. Ma di sotto fondo questa sera non c’è nessuna musica. Nessuna canzone. Nessun Happy Birthday to you spensierato e felice. 

Ma le bombe. La guerra. E a intonare qualche parola lì fuori, fuori da quell’atmosfera apparentemente festosa fra il fuggi fuggi generale sono le S.S.  Beffarde e crudeli come quella guerra che non sta lasciando scampo. A nessuno.

Siamo in piena occupazione tedesca quando Sofia decide di riunire i suoi amici per festeggiare il suo compleanno. Una serata diversa, un modo per staccare dalla brutalità, da quel clima di tensione che si respira in ogni angolo del palazzo dove vive con Pietro, suo marito. Una serata dove si festeggia la voglia di continuare a vivere. E poi l’amicizia. L’amore. La solidarietà di chi non ha niente ma è riuscito comunque a regalarti un paio di collant nuovi,  formaggi e salumi.

10 La cena delle belve_ Bonomo, Bargilli, Siravo, Donadoni

Oggi Sofia sorride fasciata nel suo vestito elegante indossato per l’occasione. I suoi amici e suo marito sono pronti a festeggiarla. Perché sì, se la merita una serata diversa. Almeno stasera la guerra non deve entrare nei loro discorsi, nella loro cena, nei loro pensieri.

Ma le cose non vanno mai come  credi. Soprattutto se se vivi  nel 1943.

Un boato, urla, spari. E poi sangue. Frasi dette in tedesco. Fuori da quella casa due ufficiali tedeschi sono morti. Uccisi. E l’assassino vive lì. In quel palazzo che doveva proteggere, ovattare, sigillare quel momentaneo attimo di spensieratezza.

Spensieratezza spazzata via quando l’ufficiale tedesco bussa alla loro porta. Gentile e crudele, dal fascino ammaliante quanto inferocito, con fare ironico e galante quanto malvagio chiede in ostaggio due persone. Due persone per ogni appartamento di quel palazzo.  Ma non subito, d’altronde oggi per i sette amici è giornata di festa. Va bene che si consegnino dopo il dessert. Solo due di loro. A scelta.  Una piccola grande cortesia concessa dal generale.  Per continuare con i festeggiamenti. Un cadeau pour la femme Sofia.

10 La cena delle belve_ Donadoni, Bargilli, Salce

Per dare inizio a una lunga lenta perfida agonia

È qui che inizia La cena delle belve. Dove le belve ora non sono più i tedeschi, ma i sette amici. Vittime prima, carnefici ora. Aguzzini l’uno verso l’altro. Pronti a un silente agonizzante implacabile gioco al massacro.

Non esistono più legami sentimentali, né rapporti affettivi. Mors tua vita mea è l’imperativo dominante di queste sette anime in pena. Sette vite alla disperata ricerca di una via di fuga.  Di una salvezza da raggiungere nei modi più o meno ortodossi.

Ora è la propria pelle a dominare la scena.  Da salvare a tutti i costi.  Niente più importa. In un’atmosfera ora sempre più tesa, dal ritmo ossessivo e pulsante, la guerra lascia spazio alla fragilità umana.  Alle sue debolezze. Alle sue paure.  Potremmo essere ora  nel 1943 come nel 1990 come negli anni 2000.  Di fronte alla propria salvezza ogni valore a cui si aveva creduto non esiste più. E non solo durante la guerra.

Amicizia, amore, solidarietà. Valori a cui fa più comodo credere quando vivi nel tuo nido, al riparo – speri – da tutte le brutture del mondo. Ma cosa fai quando la crudeltà umana incombe sulla tua pelle?

La Cena delle Belve               silvia siravo marianella bargilli.jpg

Cosa saresti disposto a fare o a non fare per salvarla?

Partendo da questo interrogativo i sette personaggi tirano fuori il peggio di sé, in un’assurdità crudele e sempre più incalzante dove lo spettatore non può fare a meno di… prestarsi a sorridere. Sorrisi ironici, a volte sprezzanti, altre volte amari, perché sì, in  quei sette amici potrebbe nascondersi ognuno di noi.

E la domanda nasce spontanea: cosa farei io al suo posto? 

Il testo tratto dal genio di Katchà vuole dipingere la natura umana entrando nelle vene più recondite della sua malvagità.

Tensione e umorismo nero, empatia e distacco sono gli elementi di uno spettacolo che lascia incollati lo spettatore fino all’ultima battuta.  Quella inaspettata.

O fino all’ultimo attimo di pausa. Fatto di silenzi assordanti che squarciano in piccole frammenti quella casa. Più di quello che potrebbe fare una bomba.

Giusy Genovese

 

La cena delle belve
19 febbraio – 3 marzo
Gianluca Ramazzotti per Ginevra Media Production
Centro d’Arte Contemporanea Teatro Carcano
in collaborazione con Festival di Borgio Verezzi
Marianella Bargilli
Francesco Bonomo
Maurizio Donadoni,  Ralph Palka
Gianluca Ramazzotti, Emanuele Salce
Ruben Rigillo, Silvia Siravo
LA CENA DELLE BELVE
di Vahè Katchà
elaborazione drammaturgica Julien Sibre
versione italiana Vincenzo Cerami
regia Julien Sibre e Virginia Acqua

scene Carlo De Marino
costumi Francesca Brunori
disegno luci Giuseppe Filipponio
direzione tecnica Stefano Orsini

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...