Bisesto, sette canzoni per la Morte

COPERTINAtesti convertiti.aiChe il 2016, anno bisesto, portasse un pò sfiga, era cosa risaputa.

Flavio Tosetto, al secolo Kidda, è un tipo solitario che si fa compagnia con l’alcool e i tramonti veneziani. Bassista del gruppo new wave La Carcasse Dansant si è fissato con la storia di riunire la rock band per un revival, in occasione del trentennale dell’unico disco uscito una vita fa.

Casa sua è la cuccia scomoda di un uomo di mezza età dalle promesse infrante, di chi ha smesso di correre e ha preferito farsi rimorchiare, pure quella notte, quando la morte gli ha strizzato l’occhio invitandolo a giocare. Flavio è stato nominato.

Convocato e poco avvezzo ai dispetti della sorte, si vedrà inghiottito in una feroce quanto surreale competizione che rischierà quasi di fargli saltare le rotelle. Ma esiste qualcosa di più punk di un tour nei cimiteri per fottere la morte?

Al seguito di un manipolo di traghettatori scelti – insetti guida tra farfalle nere e zanzare, lucciole fuori stagione, grilli, uccelli, cani di marmo parlanti, gattoni di carrolliana memoria, ragni che intonano De André e pietre tombali animate d’improvviso, messe a guardia di enigmi e rivelazioni – tra silenzi abissali e stoccate inattese, Flavio incontra Helenio Herrera, si ritrova a discutere di follia con Basaglia, a confidarsi con Trilussa (che poi quando mai sei riuscito veramente ad aprirti con qualcuno), a chiacchierare con Gassmann; riverisce al cospetto di Toscanini, del Manzoni, di Faber, raccogliendone il monito a lottare; interpreta i segni del destino, e se ne sta lì, a frugarsi parole da mettere in fila, mentre un coro verace e impenitente di cadaveri eccellenti, donne suicide, poeti esiliati, amanti focosi e angeli barbuti, gli saltella sui nervi.

Flavio, amico fragile, si guarda vivere nell’ologramma impaurito di se stesso, recidivo sulla via della consapevolezza e preso nell’elettrica danza della morte, in un cammino a ritroso sulle molliche delle speranze abortite, nel mare nero del troppo orgoglio e dei pugni in tasca. Pollicino dark, un pò cresciuto e spettinato, unisce i puntini e ritrova la strada sulle tracce disseminate dalla morte in persona, sulla via polverosa di stelle che altri, più illustri e indimenticati, hanno cantato prima di lui. E nel tentativo di riesumare carcasse defunte, riportate in vita direttamente dagli anni Ottanta, si dedica alla sua personalissima riesumazione, che lo sorprende, risorto, sul filo di lana. Lui che la pace interiore l’ha presa a sassate e che ha fatto incazzare pure gli angeli custodi.

A Vismara, musicista, giocare con il ritmo gli viene naturale, e bene. Echi di favole e canzoni da non scordare, molti totem e pochi tabù, il simbolismo è spinto e affascinante, il manto gotico gonfiato al massimo. Il Carnevale, punto estremo di contatto tra i vivi e i morti, ha spalancato le porte agli inferi e il carro della morte corre veloce fino allo straordinario epilogo.

Gothic thriller dal marchio decadente, Bisesto trasuda umidità e languore e odora di mistero e freddo invernale, curvato da una vena ironica e beffarda che ne alleggerisce il carico solenne ed esistenzialista. La morte è una bella signora dalle ore scure che odi e ami pure un pò. Ti ha sedotto e abbandonato, vuoi toccarla, ci fai l’amore. Posseduta e dolcemente nauseante, poi sfidata e di nuovo temuta, abusante, fuggevole ed eterna. Infine liberata.

Nel pellegrinaggio funebre sulle tracce del passato, Vismara addomestica il lettore all’idea della morte, e nell’impossibile e scellerato intento di ricostruire il tempo, che tutto cambia e nulla dimentica, gli consegna infine una preziosa saccocciata di indizi, lanciandolo a tutta birra nel giro dei cimiteri più belli d’Italia. Da San Michele, necropoli galleggiante, al Verano che ci fanno pure i festini e di giorno c’è un traffico che non ti dico, altro che pace dei sensi; dal monumentale di Milano, set di jam session improvvisate, allo Staglieno di Genova con David Bowie infilato in bocca a Mazzini (eh già, il Duca Bianco, un altro che la morte proprio non doveva portarsi via, ma quella è sensibile al fascino degli artisti, si sa); dalle Porte Sante di Firenze, dove l’illustre Artusi ancora sbollenta minestroni, al punto di partenza, laddove tutto è iniziato e che ora vivi con i sensi giusti, quasi fosse la prima volta. Finalmente pronto per la nebbia e per un amore che tremi tutto. Che bisogna imparare a fotterla la morte, o almeno ci si prova.

Erika Di Giulio

Titolo: Bisesto. Sette canzoni per la Morte
Autore: Andrea Vismara
Casa Editrice: Edizioni Spartaco, 2018
Pagine: 256

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