La ballata di Buster Scruggs.

A distanza di otto anni dal successo de “Il grinta”, i Cohen tornano a cimentarsi nel cinema western con una produzione targata Netflix che conferma ancora una volta, qualora fosse necessario, l’inesauribile talento dei due fratelli di Minneapolis nel saper rileggere con il loro inconfondibile stile qualsiasi genere decidano di affrontare. Il film si contraddistingue fin da subito per la sua curiosa struttura narrativa formata da sei episodi (originariamente doveva essere una serie tv) totalmente slegati l’uno dagli altri che ci raccontano le bizzarre dis-avventure degli altrettanto bizzarri protagonisti ai tempi della frontiera americana. Da un punto di vista tecnico il film si dimostra impeccabile, con la sapiente regia di Joel Coen e l’irriverente sceneggiatura del fratello Ethan (non a caso vincitore del “Premio Osella” a Venezia), e sorprende per la disinvoltura con la quale i due sono riusciti a spaziare dal musical al grottesco, dal comico al drammatico, dal road movie all’avventura, senza mai perdere tuttavia il proprio carattere identitario, con il loro inconfondibile black humor e una lunga serie di omaggi al cinema western anni ’60. Ottimo il lavoro alla fotografia del cinque volte candidato all’Oscar Bruno Delbonnel (“Fargo”, “A proposito di Davis” “L’ora più buia”), bravo nel creare immagini evocative e di grande impatto visivo, e del compositore Carter Burwell che, giunto all’ennesima collaborazione con i Coen, ci regala una colonna sonora coinvolgente ed emozionante. Per quanto riguarda il cast, c’è da sottolineare la straordinaria interpretazione di un vecchio cercatore d’oro da parte di Tom Waits (“Rusty il selvaggio”, “Dracula di Bram Stoker”), l’ottima prova di Tim Blake Nelson (“La sottile linea rossa”, “Fratello, dove sei?”, “Minority report”) nei panni di un cowboy canterino e un sorprendente Harry Melling nel ruolo di un giovane attore mutilato. Inoltre nonostante la brevità dei sei capitoli, lo spettatore riesce facilmente ad innamorarsi dei protagonisti, tanto sinceri quanto scanzonati, presentati tutti con grande eleganza e maestria, e ad appassionarsi alle loro storie di frontiera che ad un occhio più attento appaiono molto più complesse e profonde di quanto all’apparenzanon sembri. “La ballata di Buster Scruggs” in definitiva è un film che, pur non essendo all’altezza dei grandi capolavori dei fratelli Coen, si ritaglia il suo spazio tra le produzioni più convincenti di quest’anno e che ha il grande merito di aver ridato linfa vitale ad un genere, quello western, purtroppo sempre più dimenticato.

Patrick Maurizio Ferrara.

Voto: 7,5/10.

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