Bohemian Rhapsody.

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Dopo una produzione durata quasi dieci anni tra divergenze creative, licenziamenti e modifiche alla sceneggiatura, arriva finalmente nelle sale il film, anzi il biopic, incentrato sulla nascita del gruppo più chiacchierato degli anni Settanta, i Queen, e sulla vita, a dir poco tumultuosa, dell’indimenticato leader Freddy Mercury. Nonostante il clamoroso (anche se prevedibile) successo commerciale che lo ha reso addirittura il miglior incasso dell’anno con più di 500 milioni di dollari in tutto il mondo, il film pare aver spiazzato sia critica che pubblico, il quale probabilmente si aspettava di trovarsi davanti a una pellicola più fedele alla realtà e più accurato nella rappresentazione storica dei fatti. In effetti “Bohemian Rhapsody” non è stato pensato come un documentario e di certo non ha le pretese di approfondire nel dettaglio la storia della band o l’intimità dei suoi componenti, sembra invece che abbia preferito puntare su uno stile molto didascalico e “politicamente corretto”, tanto in voga oggi ad Hollywood, in grado di accontentare sicuramente il grande pubblico ma non i fans più accaniti. Ed è forse per questo motivo che la sceneggiatura scritta da Anthony McCarten (“La teoria del tutto”, “L’ora più buia”) non convince a pieno, condizionata da una certa superficialità nello studio dei personaggi e da un moralismo dilagante che alla lunga tende ad appiattire l’andamento del film. Troppo poco coraggiosa la regia di Singer (“I soliti sospetti”, “X Man”) che nonostante riesca ad emozionare fino alle lacrime durante le performance musicali, sembra quasi voler rinunciare ad approfondire il lato più malinconico e trasgressivo del frontman e finisce per ridurre il tutto ad un buon film per famiglie. Paradossalmente ciò che più convince del film sono le performance di un sorprendente Rami Malek (già visto in “Mr. Robot” e “Carillon”), che nonostante i vari difetti di sceneggiatura riesce comunque a regalare momenti di grande intensità e a farci re-innamorare di un personaggio che inevitabilmente ha segnato una generazione, e di Lucy Boynton, bravissima nell’interpretare con grande eleganza e dignità il delicato ruolo della moglie. In definitiva “Bohemian Rhapsody” è un film che nonostante gli evidenti limiti tecnici e la poca ambizione da parte della produzione, riesce comunque nell’obbiettivo di commuovere ed emozionare lo spettatore grazie ad un’ottima prova corale del cast e alla musica senza tempo dei Queen.

Patrick Maurizio Ferrara.

Voto: 6/10.

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