Il segreto di Bruto

copertina bruto.ai“Impara a tenere a freno i nervi”, glielo diceva sempre pure Larenzia, governante fedele. Certo non deve essere stato facile fingersi stupido per sopravvivere e nel frattempo sopportare un mare di umiliazioni. A Lucio Giunio Bruto, che il padre e il fratello non ce li ha più – morti ammazzati per mano di Tarquinio il Superbo – e la madre gliel’ha stroncata il crepacuore, sembra mancare un venerdì. O almeno così pare far credere. Per la verità Bruto, in testa un desiderio di libertà e i capelli forti di suo padre, è l’eletto, il prescelto dei libri sibillini. Lo aveva capito anche Spurinna, sacerdote divino, mentre al cospetto di Tarquinio il Superbo, rovistava nelle viscere di una pecora, la mattina che lo mandarono a chiamare per conoscere la volontà degli dei.

Nipote adottato del Superbo che lo considerò uno stolto facilmente manipolabile, nonché primo console di Roma nel 506 a.C. e illustre predecessore di quel Marco Giulio Bruto – congiurato contro Cesare alle Idi di marzo del 44 a.C. – che raccoglierà il suo testimone, Lucio Giunio Bruto ha ricevuto dalla Pizia, oracolo di Delfi, una rivelazione che ha il sapore della profezia. La promessa racchiusa in un pezzetto di legno intagliato dal cuore d’oro, che ha il valore di un messaggio giunto attraverso il tempo, il quale toglie e restituisce. Presto o tardi.

Casus belli, lo stupro di Lucrezia, suicida per onore, da parte di uno dei figli del Superbo, settimo re di Roma e ultimo anello della monarchia. Tiranno che si ingozza alla faccia del popolo. Individuo spietato, violento, arrogante. Il momento è arrivato e Bruto prepara la vendetta: è un concentrato di forza, volontà, astuzia.

Un fiume in piena di angherie e ribellione, rivive e si accende rosso sangue nella lotta senza tempo tra un despota sopraffatto dall’onnipotenza e un uomo libero, penetrato dal germe della democrazia. Sullo sfondo, ad agitarsi, due universi contrapposti: quello etrusco, magnaccione, raffinato e corrotto,  e quello romano, pane e fave, selvatico, testone e pieno di orgoglio.

Di questi tempi comporre un romanzo storico è un vero atto di coraggio. E Alliegro non sbaglia, torna alla fonti, ab urbe condita, e si lascia guidare dalla Storia grande, mescolata senza oltraggio all’invenzione romanzesca. Rilegge Tito Livio, Plutarco e Dionigi di Alicarnasso, a solleticare le nostre reminiscenze classiche, mai del tutto sopite. Schiera eserciti in battaglia, assiste ai saccheggi e si avvicina ai sospiri delle donne, madri, mogli e figlie dei maschi che fanno la guerra. Serve e padrone, nodi stretti in vita a proteggere la grazia. Nutrici, maghe, veggenti. Temute, oltraggiate, possedute.

Un affresco incisivo, ricco di dettagli, che mette in scena passioni e umori primitivi, il cui ritmo distende e lascia andare, liberando l’azione. L’autore condensa le tensioni prima di scatenare l’inferno, torna alla quiete e ci consegna un magma ribollente di membra erose dalla guerra e di animi scossi dal dubbio, restituendo al lettore l’infinita potenza contenuta nell’animo integgerrimo di un uomo all’apice della determinazione e della tenacia, che resiste agendo dall’interno e, tessendo la tela della rivolta, spedisce il monarca in esilio, fonda la Repubblica e fa decapitare addirittura i suoi due figli, rei confessi di aver tramato contro il nuovo corso. 

Da Gabii, ultima città che non si è arresa, conquistata con l’inganno, all’assedio di Ardea; dall’ammiccare sornione degli aruspici onniscenti, ai rapporti della vecchia Atlantide. Fino all’ultimo scontro frontale in cui Bruto perderà la vita. Ci passano in mezzo tutti i misteri che non si possono raccontare, congiunti alla leggendaria sorte di un villaggio di rudi pastori sulle rive del Tevere destinato a diventare caput mundi. Una promessa che viene da lontano e che ha attraversato le generazioni sulla traccia di un passato e di un futuro già scritti.

Una lunga serie di dure prove attende ancora Roma. È la Storia a dircelo.

 

Erika Di Giulio

 

Titolo: Il segreto di Bruto

Autore: Raffaele Alliegro

Casa Editrice: Edizioni Spartaco, 2018

Pagine: 239

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