Ultimo tango per Maria Schneider. Il ricordo di un’icona del cinema internazionale

deb2552eccc6e714569b31e0a83f1e3b-828x552Sono passati già sette anni. Era d’inverno e faceva più freddo del solito, quando il 3 febbraio Maria Schneider moriva a Parigi. Attrice e icona tormentata della rivoluzione femminista, si spense dopo una lunga malattia, a soli 58 anni. 

Un fascino dai mille volti e un talento naturale. L’esordio a teatro appena adolescente e poi al cinema nel 1969 al fianco di Alain Delon con “Madly – Il piacere dell’uomo”. Partner bellissima e selvaggia di Marlon Brando nel controverso “Ultimo tango a Parigi”(1972). Bambina dall’infanzia difficile lontana da un padre che non volle mai riconoscerla. Donna fragile e complicata. Musa ispiratrice di Bernardo Bertolucci, che le strappò la giovinezza, contribuendo a (s)consacrarla nell’olimpo dorato delle dive. Mai l’identificazione di una donna fu tanto stretta al ruolo. Mai arte e vita sono state così vicine. Talmente ossessive. Maria Schneider resterà per sempre Jeanne, imprigionata nel corpo e nel volto giovane e arrabbiato di una ventenne al cui appeal Bertolucci incatenò con decisione la carica erotica che pervadeva la pellicola. Un film maledetto, sequestrato e castrato dagli interventi di censura. Un durissimo banco di prova per cui l’attrice non verserà solo lacrime da copione, ma subirà una reale umiliazione, che le vanterà tuttavia, l’ingresso di diritto tra gli immortali nella storia del cinema internazionale. MV5BMzI1ODk4MTEtZTkzYi00ZWJlLWE0ZDMtYmIxMzRhODYxMmMzL2ltYWdlXkEyXkFqcGdeQXVyNjUwNzk3NDc@._V1_SX1777_CR0,0,1777,999_AL_

Poi il tracollo. Un ricovero improvviso a placare le turbolenze dell’anima. La bisessualità. Gli scompensi psicologici e la progressiva dipendenza da stupefacenti. Con la sola eccezione di “Professione Reporter” (1975) – che le valse il plauso della critica e in cui Antonioni la volle nella parte della misteriosa amante di Jack Nicholson – Maria Schneider faticò molto nel tempo a ritagliarsi un ruolo davvero significativo. La ritroveremo accanto a Beppe Grillo in “Cercasi Gesù” di Luigi Comencini (1982) e nella trasposizione cinematografica di “Jane Eyre” per la regia di Franco Zeffirelli (1996), fino alla sua ultima apparizione del 2008 in “Cliente” di Josiane Balasko. 

Nel corso degli anni Novanta, l’attrice, da sempre innamorata delle canzoni di Lucio Battisti, riscoprì un’antica passione mai sopita per la musica, pubblicando con la collaborazione di Cristiano Malgioglio un disco-tributo dal titolo “Señor Battisti”. Figlia illegittima di una modella tedesca e dell’attore francese Daniel Gelin, Maria Schneider riposa nel cimitero parigino di Père-Lachaise, dopo un funerale religioso. Rimane un’artista e una donna dallo spirito inquieto e seduttivo. Bertolucci avrebbe desiderato chiederle scusa. Ma è troppo tardi, ormai.

Erika Di Giulio

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