Cuba ieri e Cuba oggi: finisce l’era di Castro, se e come è cambiata l’isola

Elettori alle urne, non solo in Italia. Grande svolta per Cuba, da oramai sessant’anni sotto il controllo e l’amministrazione castrista.

L’11 marzo 2018, ben otto milioni di elettori cubani si sono recati alle urne per eleggere il nuovo Presidente del Consiglio. Sarà il nuovo Parlamento che eleggerà il nuovo Capo di Stato, il quale certamente non sarà più identificabile con un erede della famiglia Castro. Effettivamente, l’uscente Presidente Raúl Castro, fratello dello storico Fidel, non si è ricandidato in questa tornata elettorale.

Facciamo, però, un passo indietro per ricordare da chi sia stata governata Cuba sino ad oggi e in che modo.

La Storia di Cuba è pregna di personaggi e di avvenimenti importanti e ci insegna che l’anno di svolta è stato precisamente il 1959. Il 1° gennaio di quell’anno vi fu il rovesciamento, da parte del Movimento del 26 di luglio, del dittatore Fulgencio Batista, il quale fu costretto all’esilio. Da qui la successiva ascesa al potere di Fidel Castro.

Il realtà, però, tutto aveva avuto inizio il 26 luglio 1953 (da cui prenderà il nome il Movimento): in questo giorno si verificò da parte di Fidel Castro e centoventi ribelli il così chiamato “Assalto alla Caserma Moncada” che altro non è che un episodio che segna l’inizio della Rivoluzione Cubana, terminata poi nel 1959.  L’attacco alla caserma e il rovesciamento di Batista fallirono: Fidel Castro e i suoi uomini furono costretti a fuggire alla Sierra Maestra. Qui Fidel, insieme all’amico Che Guevara, organizzò una lotta contro la dittatura di Batista e riuscirono a costituire anche un piccolo esercito popolare, conquistando la fiducia della popolazione a cui aveva promesso libertà politiche e civili. La battaglia di Santa Clara, il 30 gennaio 1958, fu l’evento decisivo che marcò l’inizio di una nuova era. Nel 1959 Fidel Castro salì al potere dichiarando Cuba uno Stato socialista. 

Da allora di novità ve ne sono state diverse. Innanzitutto, come la Storia ci ricorda, Cuba era in quegli anni, per buona parte, ancora controllata dalla multinazionali statunitensi. Questo predominio degli Usa su Cuba vigeva oramai dagli inizi del 1900 quando fu emanato l’Emendamento Platt, il quale prevedeva una sorta di protettorato americano sull’isola. Già a  partire da questo momento questa massiccia predominanza degli americani sui cubani creava forti malcontenti. Intanto, dal canto suo Fidel Castro avviava un nuovo progetto che mirava ad una trasformazione in senso socialista, accompagnato da un vasto programma di riforme. Tra questi progetti, figurava anche quello d’industrializzare il Paese, di natura prevalentemente agricola: infatti, a partire dal 1960 furono nazionalizzate banche, trasporti e raffinerie di petrolio.

In un primo momento gli Stati Uniti videro il tentativo di Castro come una possibilità di esportazione di democrazia a Cuba; questo ideale fu presto smentito dalle mosse successive del neo-presidente Castro, il quale con la promulgazione di una legge di riforma agraria, con la sopracitata massiccia nazionalizzazione delle banche e di società petrolifere di imprese americane su territorio cubano e con una retorica antiamericana, incattivì i rapporti con gli statunitensi, i quali si videro lentamente scivolare dalle mani la loro potenza. A questo si aggiunse, e non fu un dettaglio da poco, l’alleanza dell’isola con l’Unione Sovietica che mise in pericolo e in crisi il controllo americano su Cuba.

Fino a questo momento la Rivoluzione Cubana sarà definita come “umana, nazionalista di sinistra e democratica”.

Nel 1961 gli Stati Uniti, visti minacciati i loro interessi, tagliarono ogni rapporto con Cuba. Ma non fu tutto. Gli americani misero in moto un piano per rovesciare il regime castrista, armando più di mille esuli cubani addestrati dalla CIA, i quali parteciparono alla famosa invasione della Baia dei Porci. Il tentativo fallì e questo fece sì che l’alleanza tra Cuba e Unione Sovietica si rafforzasse. Il tutto contribuì a orientare Castro sempre di più verso un progetto marxista. Proclamerà, infine, il carattere socialista della rivoluzione, combattendo i nemici di classe e gli alleati dell’imperialismo.

Come è ben risaputo ogni azione porta con sé una reazione. L’anno successivo l’Urss iniziò a piazzare missili sull’isola di Cuba, molto vicini a città americane. Si sfiorò, così, una guerra atomica: fortunatamente si ricorda il periodo di tensione con il nome di crisi dei missili che non sfociò mai in una vera e propria guerra.

Ma intanto come veniva amministrato il Paese? Castro aveva oramai preso il controllo su ogni aspetto dell’isola, istituendo un partito unico. Rafforzò i servizi sociali ed educativi e li estese a tutte le classi economiche, gratuitamente. Intanto sul fronte economico dipendeva sempre di più dalle politiche sovietiche, mentre sopportava l’embargo commerciale statunitense.

Non c’è da sorprendersi se durante gli anni ’80 la scena cambiò ulteriormente: il leader sovietico Mikhail Gorbaciov cominciò a propendere per una visione più democratica, attuando riforme che ostacolavano o rompevano i legami con il comunismo. Castro si trovò, pertanto di fronte ad un nuovo “ostacolo”. Optò, infine, per i suoi principii comunisti e non si smosse mai dalla sua posizione. Ciò portò ad un allontanamento e ad una successiva rottura con il blocco sovietico. L’isola visse un periodo di grande crisi economica e di isolamento internazionale sebbene, dopo la visita di Papa Giovanni Paolo II, e dopo essersi vista tagliare gli aiuti economici da parte dei russi (ciò fu dovuto anche al collasso dell’Unione Sovietica negli anni ’90), Castro tentò di aprirsi, seppur in modo blando, ad un’economia di mercato libero, oltre al verificarsi di un ammorbidimento nei confronti degli oppositori politici.

Non dimentichiamo che restava pur sempre un regime dittatoriale e pertanto, a memoria d’uomo, mai vi fu una dittatura che non portò con sé spargimento di sangue o soffocamento dei diritti umani. Infatti, il regime continuava a reprimere ogni forma di dissenso e a controllare la vita dei cittadini, ad esercitare un forte controllo sulla stampa e su ogni  forma di informazione. Negli anni Sessanta e Settanta vennero perseguitati sistematicamente anche gli omosessuali. Furono addirittura imprigionati per essere “rieducati” poiché non rispettavano la definizione di Che Guevara di “uomo nuovo” in grado di far progredire la nazione. La dittatura castrista aveva oramai preso pieno possesso della vita dei cubani, i quali riconfermarono Castro Presidente nel 2003, pur dopo che la figlia del dittatore aveva denunciato pubblicamente il regime di suo padre, definendolo “una persona con un livello di crudeltà abbastanza elevato” oltre che un tiranno, e chiesto asilo politico agli Stati Uniti.

La storia di Cuba sembra, a tratti, avere parvenze di un racconto creato a tavolino,  eppure tutti gli eventi che si sono succeduti in questo spazio caraibico, nella seconda metà del ‘900, non sono nient’altro che il frutto della Storia reale.

Con il passare degli anni la ristrettezza politica, economica e sociale del Paese andò via via allentandosi e Castro si aprì ad uno pseudo liberalismo. Il tempo passava e Castro iniziava a mostrare i segni della vecchiaia. Nel 2006 viene ricoverato e cede temporaneamente il controllo della nazione a suo fratello Raúl. Nel 2008 rinuncia definitivamente all’incarico di Capo di Stato consegnando il potere nelle mani del fratello. Grazie a quest’amministrazione si è rotto il gelo tra Cuba e Stati Uniti durato oltre cinquant’anni. Infatti, il 20 luglio 2015, sotto il governo Obama, Usa e Cuba riapriranno le ambasciate nelle rispettive capitali.

Oggi, con il governo di Raúl Castro, il Paese ha goduto di una leggera apertura in più: è concesso ai cubani di comprare un computer e di accedere agli Internet Point. Quest’amministrazione ha permesso ai cittadini di viaggiare all’estero, con passaporto e visto del Paese in cui si vuole andare, per un periodo non superiore ai 24 mesi, ha aumentato i salari degli insegnanti, permesso operazioni chirurgiche gratuite per il cambio di sesso, la compravendita di case e auto, le assunzioni private da parte di imprese, oltre a concedere la possibilità a famiglie di contadini di possedere piccole aree agricole.

Sebbene negli anni Cuba e il governo non abbiano fatto mancare nulla ai suoi cittadini, offrendo un sistema sanitario eccellente, ed uno educativo che può vantare la sua prima posizione nell’aria latinoamericana e dei Caraibi, resta pur sempre oggettivamente un territorio sotto il totale controllo, in ogni campo e in ogni scelta, di un governo che decide le sorti dei propri cittadini. Eppure la domanda è lecita: starà bene ai cubani questo sistema? Verrebbe da pensare di sì, altrimenti non si spiegherebbe la scelta democratica di rieleggere per anni lo stesso Presidente.

Stando infatti a quanto afferma  una buona fetta di cubani, non c’è nulla di più vicino ad un socialismo democratico di quanto lo sia Cuba, rifiutando categoricamente l’etichetta di comunisti. Vedono in Castro il salvatore del Paese, colui che ha liberato l’isola dalla minaccia rappresentata da Fulgencio Batista e dall’imperialismo statunitense. La rivoluzione come liberatrice di Cuba.

Soprattutto oggi il regime si è ammorbidito e si sta sviluppando il libero mercato che concederà la possibilità a qualche società di investire al meglio sul territorio. Qualche cubano si azzarda ad affermare che vi è a Cuba uno stato di benessere e felicità raggiunto con l’avvento della Rivoluzione Cubana e negli anni successivi. Ma verrebbe da chiedersi quanto un regime possa rendere libero un uomo, se questi è gestito in toto dallo Stato e non può diventare mai di più di quello che lo Stato ha deciso che lui sia.

Arriviamo al 2018. Nuove elezioni, nuovo Presidente. Cambio di rotta? Un nome tra gli altri: Miguel Díaz-Canel. Ingegnere elettronico nato nel 1960 (in piena Rivoluzione), è l’attuale vicepresidente del Consiglio di Stato. Inizia intorno agli anni ’80 inizia a lavorare nel Partito Comunista Cubano e nel 2009 Castro lo nomina Ministro dell’Istruzione.

Chiunque dovesse essere il nuovo Presidente, Raúl Castro rimarrà a capo del Partito Comunista fino al 2021 e questo basta forse a far presagire che sarà lui, ancora per un po’, il vero capo indiscusso del potere politico, economico ed istituzionale del Paese.

Eppure il 19 aprile l’Assemblea Nazionale deciderà chi mettere a capo (forse formalmente?) della nazione. Basti pensare, infatti, che chiunque salirà al potere sarà, ad ogni modo, un membro dell’unico partito ammesso a correre.

 

Maria De Lellis

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