Tra silenzio e ribellione: la resilienza

torturaIn un clima teso e violento, Ramón Díaz Eterovic sfida il silenzio e la paura. Il Golpe del generale Pinochet e le sue ripercussioni sulla società cilena.11 settembre 1973: molto più di una semplice data. C’è freddo nei ricordi dei cileni. C’è freddo e tanto dolore negli occhi di un popolo costretto a lottare per ben diciassette anni contro una brutale ed irrefrenabile dittatura militare. E lui, lo scrittore e poeta cileno Ramón Díaz Eterovic ne sa qualcosa, essendo all’epoca dei fatti appena un giovane diciassettenne. Portavoce indiscusso della così chiamata novela negra, corrispettivo del romanzo giallo italiano, Eterovic  raggiunge la sua fama grazie alla saga letteraria formata, ad oggi, da diciassette romanzi di matrice poliziesca. Un breve preambolo su cosa sia il Neopolicial  hispanoamericano ci permetterà di inquadrare meglio lo scrittore e la sua opera: termine coniato nel 1990 dallo scrittore messicano Paco Ignacio Taibo II che nasce per designare una nuova tendenza letteraria che da alcuni anni praticavano alcuni scrittori latinoamericani e le cui caratteristiche basiche sono l’ossessione per le città, la corruzione, l’arbitrarietà poliziesca e soprattutto l’abuso di potere. Non è un caso che l’autore scelga questo genere letterario come veicolo principale per raccontare il trauma post-dittatura e il tema della memoria.

Il primo romanzo di Eterovic, che inaugura la serie, si intitola “La ciudad está triste” (1987): titolo programmatico e significativo che riflette i sentimenti, la psicologia e lo stato d’animo dei suoi abitanti, immersi in una realtà soffocante. Pubblicato durante gli ultimi anni di regime dittatoriale rappresenta, in questo contesto,  un grido di rabbia, sofferenza e ribellione, nonché una “resistencia al olvido”, un inno alla forza e alla giustizia, una presa di posizione contro l’atto del dimenticare, perché solo la memoria e il ricordo possono rendere liberi, scontrandosi in questo modo con la classe di sostenitori che promuove “el olvido” come strumento di riappacificazione e pace, chiare caratteristiche che il nostro detective, alter ego del nostro autore, costantemente rifiuta e combatte.

Questo romanzo neo-poliziesco è, grazie ad una continua e fine fusione tra finzione e realtà, il dipinto di un Paese martoriato dalla violenza, dagli abusi militari e da crimini, dove lo Stato è in molti casi, il diretto mandante esecutivo. L’abile scrittore, attraverso la strategia de “lo implícito”, narra gli avvenimenti reali che hanno scosso e segnato il Cile negli anni ‘70 e ’80 del ventesimo secolo . A partire dal Golpe, repressione, violenza e paura sono state le parole chiave di questi lunghi anni in Cile, forse i più bui della storia della nazione, e Díaz Eterovic intende denunciare il collasso sociale, economico e politico in cui versa il suo Paese. La sua critica sociale si prefissa come scopo quello di risvegliare le coscienze del popolo e di spronarlo a sapere, poiché la consapevolezza può essere l’unica arma per il progresso e la rinascita.

Il romanzo costituisce una spasmodica e morbosa ricerca di verità , dove l’autore si serve della figura di un eccellente detective, Heredia, il quale si addentra coraggiosamente nei sobborghi di una Santiago oscura e triste, per indagare, scoprire e finalmente dimostrare come il potere occulti il marcio e come il sistema politico sia generatore di violenza generalizzata e come, infine, lo Stato sia l’organo repressore per eccellenza, macchiatosi di crimini aberranti.

Il Cile versa in un clima di tensione e proibizioni per quasi due decenni e sebbene a partire dagli anni ’90 si siano succeduti al potere tre governi democratici, la forte eredità della dittatura ha fatto sentire il suo eco negli anni successivi. Lacci indissolubili con un passato che perseguita il nostro scrittore e a cui questi cerca di dare una forma.

Ne “La ciudad está triste” la storia narrata, ovvero la narrazione, prescinde dalla Storia nazionale: l’opera può avere vita soltanto a partire dalla realtà da cui l’autore prende spunto. Il romanzo, che nasce a partire dalla scomparsa di una giovane studentessa di medicina, Beatriz, non si basa in nessun caso in particolare bensì in molti casi poiché, che arrestassero qualcuno in quel periodo, che lo torturassero e addirittura uccidessero, rappresentava una pratica abbastanza comune. Gli eventi traumatici vissuti dai cileni incontrano terreno fertile nel romanzo di Eterovic, dove lo scrittore cerca di evocare la violenza del sistema e di uno Stato corrotto.

Prosa secca, decisa, asciutta e a tratti colloquiale è il veicolo efficace per raccontare l’asfissiante realtà circostante su cui il nostro narratore si interroga e ne è il principale portavoce. Prosa dura per un eroe duro: il detective Heredia, coetaneo del suo inventore, è caratterizzato da tratti caratteriali spigolosi e pertanto molto simile al modello di investigatore nordamericano nato dalla penna di Raymond Chandler.

Siamo al cospetto di un personaggio la cui priorità è fare giustizia, anche quando ciò vuol dire scontrarsi con un sistema che ne detta rigide regole. “Dueño de un humor negro”, come lo presenta Eterovic, Heredia deambula per la città di Santiago come un flanêur che, ebrio di solitudine e rabbia, sente sulla propria pelle ogni ingiustizia e soffre in prima persona le difficoltà che possono nascere dagli spazi di marginalizzazione. Una dura denuncia sociale che non lascia tempo a giustificazioni e difese.

Sullo sfondo si intravedono solo uomini che tentano invano di trovare una propria collocazione e uno spazio che li identifichi. L’autore costruisce un eroe che è principale narratore e contemporaneamente testimone diretto della degradazione morale e sociale del suo tempo.

Santiago: da un lato la città nuova, sviluppatasi dal progresso nato dalla politica neoliberista che si rispecchia nelle nuove strutture ed edificazioni della città; dall’altro, una città fantasma dove si sopravvive, dove in molti fanno finta di non vedere, dove vi sono problematiche sociali profonde contro cui quotidianamente lottano i marginalizzati. Qui nasce il contrasto e la convivenza tra due realtà parallele ma opposte: gli sviluppi e i miglioramenti ottenuti grazie ad un’economia che, non avendo però giovato in egual misura a tutte le classi sociali, ha prodotto anche abbondanti spazi abbandonati e dimenticati che visita il protagonista.

Intense pagine in cui si configura un discorso essenzialmente morale ed etico, relazionato con la degradazione sociale e l’agire del potere. Qui si va delineando sempre più l’incorruttibilità del detective Heredia, il quale agisce secondo sani principii e il quale avverte un atteggiamento profondamente immorale in coloro i quali eludono le loro responsabilità dinanzi a quanto accaduto in quegli anni. Il loro comportamento si scontra con la cosiddetta “ética de la conciencia”.

Heredia è un uomo duro e deciso: si batte contro le istituzioni; il suo operato gira intorno al crimine sociale e i responsabili sono sempre membri appartenenti ad un preciso settore della società, ovvero membri degli organi di Stato, i quali si riservano la facoltà di violare i diritti umani. Il tono di denuncia di Eterovic si palesa in tutte le sue opere ed ecco l’immagine di un Cile marcato da una profonda mancanza e decadenza di valori per lui essenziali.

Heredia, portavoce della sporcizia che si nasconde dietro al potere dove i responsabili restano impuniti e dove il silenzio rappresenta complicità.

Grandi sforzi sono stati fatti durante gli anni di successiva democrazia per fare giustizia alle vittime del Colpo di Stato e scoprire la verità.

1990, Comisión Nacional de Verdad y Reconciliación, meglio conosciuta come Comisión Retting: viene creata la prima Commissione per indagare sugli atroci crimini e violenze della dittatura. La stima è di circa 2.300 persone vittima di violazioni dei diritti umani e circa 1.000, invece, le vittime di sparizioni forzate.

2003, Comisión Valech: ulteriore tentativo di fare chiarezza sull’atrocità dei crimini commessi da parte dello Stato. Risultato certificato: 33.221 detenzioni, riconoscendo la qualità di vittima a 27.255 persone.

Questo e molto altro è possibile intravedere nelle pagine dei romanzi di Eterovic, dove l’autore non si sofferma soltanto su una forte critica sociale e politica al sistema dittatoriale, sennonché si spinge verso una dura denuncia ad un sistema vigilato, una democrazia marcia.

Il nostro compito è quello di non dimenticare, di ricordare ogni giorno affinché possa essere fatta giustizia innanzitutto per los desaparecidos e conseguentemente per far sì che non si ripetano più gli stessi errori. È un impegno morale quello che abbiamo noi lettori e quello che hanno loro, gli scrittori. Nessuno può far finta di non vedere e non sentire: ciò significherebbe complicità. Quel dolore non appartiene solo al Cile. Appartiene al mondo intero.

“Non possiamo cambiare il nostro passato. Possiamo soltanto imparare da questo. Questa è la nostra responsabilità e la nostra sfida.”: così chiude il discorso la Presidentessa del Cile Michelle Bachelet, in occasione dell’inaugurazione del Museo della memoria e dei diritti umani. Gli stessi obiettivi se li prefissa il nostro scrittore Eterovic nei suoi numerosi romanzi, sebbene alla fine del lavoro il nostro detective Heredia si sentirà sempre e comunque un perdedor che non è stato in grado di fare giustizia totale alle vittime.

Il romanzo “La ciudad está triste”, in quest’atmosfera tormentata, rompe il silenzio e simboleggia più dei successivi romanzi, una supplica al coraggio di reagire e un inno alla memoria. Il segreto è sentire quelle ingiustizie come uno schiaffo sulla propria guancia. Un documento prezioso, un manifesto, un archivio di informazioni dove poter attingere la Verità, la Storia e finalmente la Libertà.

Maria De Lellis

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