Il rinascimento cinematografico italiano e il film: la dolce vita

In Italia l’eredità del neorealismo permette la nascita di un nuovo cinema d’autore.

La nascita del nuovo cinema è favorito anche da una situazione economica particolarmente felice, la stagione del cosiddetto miracolo economico, in cui l’Italia passa da paese agricolo a paese industrializzato ed entra fra i paesi più ricchi del mondo, permette la presenza di un pubblico popolare.

Gli aspetti stilistici principali del nuovo cinema che si viene a creare sono:

1) La cinepresa in continuo movimento-direzione;

2) Rappresentazione di ambienti reali e vita comune (eredità del neorealismo);

3) Rapporto intenso tra cinepresa e autore.

I film di questo movimento cinematografico si caratterizzano per vari aspetti tra i quali: l’incertezza del quotidiano, la solitudine dei personaggi e la rappresentazione dell’Italia nello sviluppo industriale e del consumismo che la affligge.

Tra i grandi autori di questo periodo c’è sicuramente Fellini, che compone il suo primo grande ritratto della Roma ricca e potente di quegli anni con La dolce vita(1960), dove mette in scena con una straordinaria potenza figurativa tutto lo stupido mondo del cinema, il fanatismo della religione, l’ozio dell’aristocrazia, le feste insulse e l’ignoranza dei ricchi.

L’aspetto più importante delle sue opere è la soppressione totale dell’azione del protagonista: al suo posto troviamo un paesaggio di innumerevoli figure che appaiono e scompaiono per lasciare il posto ad altre.

Il sonoro ha un aspetto tutto nuovo: la voce fuori campo non viene da un narratore centrale, ma da un’infinità di brusii e voci, si può parlare di paesaggi sonori.

La dolce vita è divisa in 7 sezioni:

1) la notte di Marcello e Maddalena;

2) la notte con Silvia, la diva hollywoodiana;

3) bambini che vedono la madonna, il fanatismo religioso;

4) la serata in casa Steiner;

5) la visita del padre che scappa al termine di un’altra notte di baldorie;

6) un’altra festa in mezzo a un’aristocrazia corrotta e insulsa;

7) l’ultima grande notte di noia, in cui dopo una serie di giochi, la comitiva guidata da Marcello si reca verso il mare.

Il cinema di Fellini è un cinema dello sguardo, come del resto quello di un altro grande autore di questo periodo: Michelangelo Antonioni.

Da lui nasce un modo assolutamente nuovo i guardare e filmare i luoghi e le persone.

Per Antonioni l’atto di fare cinema e l’atto di guardare sono esattamente la stessa cosa; il cinema non è altro che la riflessione dello sguardo umano.

I luoghi e gli spazi diventano protagonisti, testimoni di avventure mancate o finite.

I protagonista di Antonioni si accorgono di non essere più i protagonisti, ma solo comparse in altre storie.

La stessa cosa accade allo spettatore che si accorge di non essere più al centro del racconto.

Lo stile di Antonioni scardina la sintassi del racconto classico:nei suoi film gli indizi si confondono e invece di portare alla conclusione, si rivelano falsi.

L’avventura(1960) è un film enigma che incarna tutte le caratteristiche del cinema di Antonioni.

Lo spazio è il protagonista del film e all’interno di esso si avverte la presenza del tempo che scorre.

Il tempo diventa il luogo della riflessione e lascia lo spettatore la capacità di riflettere e pensare.

Chiara Cianferoni

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