Chengdu Panda Base: come proteggere una specie in estinzione

Nelle nebbiose foreste di bambù della Cina sudoccidentale vive una delle specie più a rischio estinzione del pianeta: il panda gigante. Si calcola che siano rimasti meno di 2000 esemplari allo stato brado.
In Cina il panda gigante è conosciuto come “tesoro nazionale”, il WWF ne ha adottato l’immagine come simbolo sin dalla sua fondazione avvenuta nel 1961.
Il mondo occidentale è venuto a conoscenza dell’esistenza di questo raro animale nel 1869 quando un missionario francese riportò in patria la pelliccia di un “orso bianco e nero” acquistata a caro prezzo da un cacciatore locale. La pelliccia venne esposta al Museo Nazionale Francese a Parigi e formalmente etichettata come “Panda Gigante”.

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Nel 1936 una spedizione americana nel Sichuan riportò in occidente un esemplare vivo, un cucciolo di 3 mesi che venne chiamato Su Lin. Da allora crebbe l’entusiasmo per questo animale e la Cina non comprese subito la sua rarità, tanto che molti altri esemplari lasciarono le loro montagne dopo Su Lin.
Ad esempio nel 1941 il governo cinese donò una coppia di panda agli Americani per ringraziarli dell’aiuto ricevuto in guerra. Per la prima volta la Cina regala dei panda in nome del governo: ebbe così inizio dell’era della “Diplomazia del Panda”, che avrà il suo apice durante gli anni della guerra fredda. Durante quel periodo il panda divenne ambasciatore di pace; nessuna visita diplomatica in Cina poteva definirsi un successo se non culminava con la donazione di una coppia di panda giganti. Tra il 1957 e il 1983 ben 23 animali vennero inviati a nove Paesi. La pratica cadde in disuso nel 1984 quando la pressione delle associazioni animaliste fece nascere una regolamentazione sul trasferimento dei panda all’estero. Da allora esiste solo la possibilità di “affittare” gli animali agli zoo stranieri per una durata massima di 10 anni. Il prezzo dell’operazione è cospicuo e buona parte del ricavato viene impiegata per la ricerca e il ripopolamento del panda gigante.
Il Chengdu Research Base of Giant Panda Breeding, o più semplicemente Panda Base, nasce negli anni ’80 allo scopo di curare sei esemplari trovati in cattività affamati e in pessime condizioni di salute. Da allora la popolazione di panda è cresciuta fino a raggiungere i 176 animali all’inizio del 2017.
È importante sottolineare che gli operatori del Panda Base non effettuano nessun prelievo di animali in natura, ma si limitano al ripopolamento degli esemplari già presenti nel centro.
Il Chengdu Research Base non è solo una struttura scientifica in cui operano oltre 100 professionisti specializzati in genetica, riproduzione, veterinaria e ecologia, ma offre anche un’esperienza turistica eccezionale. Il parco, visitabile in una giornata, non ospita soltanto il panda gigante, ma anche il più piccolo panda rosso, oltre a numerosi uccelli, come cigni e pavoni.

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Se si vuole visitare la riserva è consigliabile evitare i mesi più caldi e  scegliere la primavera o l’autunno per recarvisi, altrimenti sarà possibile vedere i panda solo attraverso una lastra di vetro. Il panda gigante in cattività vive tra i 1.200 e i 3.100 metri sul livello del mare e mal sopporta le temperature estive della pianura. Per questa ragione, durante l’estate, gli animali del parco si rifugiano in accoglienti strutture climatizzate che, purtroppo, non sono accessibili al pubblico.

Danilo Gitto

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