Il ruolo dell’asilo nido

Sempre più genitori ricorrono all’asilo nido come risorsa che si occupi dei figli. È la società che impone questa necessità: le famiglie hanno bisogno di lavorare e le donne tornano in attività il prima possibile. Ricordo che la maternità è prevista fino al terzo mese di vita del figlio. Questo è il motivo per cui il nido accoglie i bimbi dai tre mesi fino all’ingresso nella scuola dell’infanzia.
I genitori tendono a valutare l’asilo nido come parcheggio obbligato per i bambini e come opportunità per riposarsi. In realtà il nido rappresenta innanzitutto un contesto educativo e sereno.

La personalità si forma durante i primi anni di vita. Non è solo il DNA a stabilire l’indole, ma anche l’educazione informale, impartita a casa, che riflette la personalità dei parenti e l’ambiente familiare, tra cui difetti caratteriali e convinzioni sbagliate. L’asilo nido ha come obiettivo di garantire una crescita corretta, che sia propositiva per lo sviluppo futuro. Quindi sostiene la famiglia e, di fatto, interviene sugli errori inconsapevoli dell’educazione informale.

educazione nidoNel nido il bambino viene iniziato alla vita e alla realtà, all’approccio con i coetanei e con altre figure adulte, alla gestione delle emozioni, che nella prima infanzia si manifestano in modo eccessivo. Il bimbo sperimenta il distacco dalla famiglia, l’approccio con l’altro da sé e con l’esterno, il rispetto per gli altri e per le direttive, il controllo dei capricci, cosa è giusto (come la condivisione e l’ordine) e cosa è sbagliato. Inoltre l’asilo nido funge da incentivo per svezzare, per imparare a mangiare da soli e a dormire nel lettino. Non mi riferisco solo ai più piccoli, ma anche ai grandicelli che hanno ancora difficoltà con il cibo e con il sonno. A questo proposito, un’altra funzione del nido è la regolazione del sonnellino, in quanto è necessario che i bambini si riposino. L’approccio alla quotidianità e allo sviluppo, passa anche attraverso le stimolazioni sensoriali come filastrocche, canzoncine e video, il travestimento con oggetti semplici, la manualità sfruttando articoli comuni, giochi da cortile e laboratori adatti alla prima infanzia. Queste attività, che mantengono il valore didattico e formativo, sono realizzate in base alle esigenze, alle stagioni e all’attenzione limitata dei bambini.
Per gli educatori non è facile gestire tutto questo. La passione da sola non serve a nulla. È necessaria una postura corretta, che implica l’empatia e l’autorevolezza. I bambini hanno bisogno di sicurezza affettiva e di essere compresi. È importante conoscere il temperamento di ogni bimbo e la situazione familiare perché l’educazione sia mirata. Ma è altrettanto opportuno considerare il periodo di sviluppo, perché nella prima infanzia i piccoli esplorano e apprendono in modo spontaneo, attraverso il fare, il divertimento e l’osservazione. Il gioco, la manualità e il gusto della scoperta sono gli espedienti naturali per socializzare con i bimbi e per stimolarli, a cui si associano
gli esempi e la ripetizione delle esperienze positive. Per esempio, a tavola il bambino capirà l’importanza delle posate, perché gli educatori lo aiutano e osserva i compagni che le usano. L’empatia comporta anche la pazienza, che in questo campo può essere considerata “la virtù dei forti”. Infatti i bambini sono egoisti, ostinati e vivono in un universo tutto loro. L’autorevolezza interviene per placare l’ostinazione e per guidare alle regole. Senza autorevolezza la relazione pedagogica educatore-educando è compromessa perché vincono i capricci, con effetti negativi sulla crescita.
È altrettanto necessario un clima sereno, calibrato e regolarizzato, perché contribuisce a rilassare e a disciplinare i piccoli. Senza la tranquillità e i riferimenti precisi, come orari e norme, i bimbi sarebbero irrequieti e disorientati. Ricordo che nella prima infanzia si costruisce la personalità, si apprendono i princìpi della vita e della società. Quindi i bambini sono istintivi, impacciati, insicuri e non hanno consapevolezza. Hanno bisogno di essere guidati. In questo senso, l’ingresso all’asilo nido rappresenta un momento delicato. Il bambino ha bisogno di un periodo di adattamento per acquisire sicurezza e fiducia, sia nei confronti del nuovo ambiente, sia verso la separazione dalla famiglia. Inoltre la giornata al nido è scandita da determinate fasi, che prevedono lo svago libero intervallato dal pranzo, dal riposino pomeridiano, dai cambi, dalla merenda e da eventuali laboratori. Ogni momento non è mai fine a se stesso, ma è finalizzato alla formazione.

genitori nidoLa funzione dell’asilo nido non si esaurisce con il supporto ai piccoli: deve gestire il rapporto con i genitori. Di base, c’è la volontà di una relazione collaborativa, perché sia costruttiva per lo sviluppo del bambino. Durante le prime fasi, è importante rassicurare i genitori. L’accesso al nido rappresenta una novità anche per loro: devono imparare a separarsi dal figlio e devono essere sicuri che lui starà bene. Nel tempo, le famiglie si rilassano, ma restano in contatto con il nido per accertarsi sulle condizioni e sui progressi del figlio. Non è facile trattare con i genitori, perché sono adulti con le loro convinzioni. Propongo una lista delle categorie più comuni. Ci sono “gli apprensivi”, che manifestano l’ansia verso le attività, la salute e il comportamento del bimbo, la personalità degli educatori, il cibo. Ci sono “i professionisti”, che vorrebbero un figlio genio già in tenera età, quindi preferiscono che sia super-impegnato. Ci sono “gli approfittatori”, che lasciano il piccolo anche quando è malato o sono liberi da impegni. Ci sono “gli ansiosi da separazione”, cioè coloro che presentano difficoltà a staccarsi dal figlio, con il risultato che agitano lui e loro stessi. Ma ci sono anche “i normali”, coloro che approvano la portata pedagogica del nido. È importante che gli educatori e la famiglia instaurino un dialogo sereno e concreto, in modo che si confrontino sulla salute del figlio e sulle giornate trascorse al nido. Inoltre l’asilo nido fornisce consigli utili sulla formazione del bambino e su eventuali problematiche. Di fronte ad ansia, richieste eccessive e difficoltà familiari, gli educatori mantengono la sensibilità e il ruolo educativo. Per cui si predispongono all’ascolto, intervengono con calma e delicatezza, spiegano con chiarezza la situazione, senza perdere di vista l’obiettivo principale, cioè il benessere e la crescita sana del piccolo.

Valentina Gregori

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