“Il mio cane ha bisogno di cure”: dipendente ottiene permesso retribuito

Cane-e-Gatto-doc-050216 (2)Roma, Università la Sapienza, per la prima volta in Italia viene concesso un permesso retribuito per provvedere alle cure di un animale domestico.
La storia vede come protagoniste Anna, una dipendente amministrativa dell’Università romana, e Cucciola, il suo cane, una Setter Inglese bisognosa di cure.
Cucciola deve sottoporsi ad una operazione e la sua “mamma umana” chiede due giorni di permesso per gravi motivi familiari e personali per accompagnarla ed accudirla. In luogo del permesso retribuito le vengono sottratti due giorni di ferie, circostanza che la donna ritiene ingiusta e, supportata dallaLAV (Lega Anti Vivisezione), inizia una battaglia che porta a riconoscerle il diritto al permesso retribuito dal lavoro. La disciplina sui permessi retribuiti per i dipendenti pubblici prevede che questi siano concessi in determinate ipotesi, tra le quali rientrano i lutti, i gravi motivi familiari e personali, il matrimonio, la partecipazione a concorsi e l’allattamento. La casistica non è tuttavia tassativa, e la singolarità della richiesta ha reso necessario un maggior approfondimento.
Adducendo certificati medico-veterinari e l’impossibilità di delegare od affidare ad altri la cura del cane, la donna è riuscita ad ottenere il permesso.
In particolare la partita si è giocata attorno al concetto di maltrattamento e abbandono di animali così come individuato dalla prevalente giurisprudenza.
Difatti, il punto determinate ai fini della decisione, in questo caso, si rivela essere
l’orientamento espresso dalla Corte di Cassazione che assimila l’indifferenza, la
trascuratezza, il disinteresse, l’omettere di prestare le cure necessarie ad un animale, nella consapevolezza dell’impossibilità di questi di farlo da solo, all’ abbandono e al maltrattamento.
Si è fatto leva sulla circostanza per cui se la donna non avesse provveduto a fornire adeguate cure al cane malato avrebbe integrato il reato di maltrattamento e, data la circostanza che la signora Anna vive da sola, a nessuno avrebbe potuto delegare la cura dell’animale.
Si tratta in ogni caso di una decisione innovativa per l’Italia ed una vittoria importante per la LAV che crea un precedente rilevante.
Seppur non si stia parlando di una legge o di una sentenza di un tribunale, si tratta di una affermazione importante: con le dovute certificazioni del veterinario, ed in presenza di particolari condizioni, sarà possibile tentare di richiedere l’accesso allo stesso diritto.
La LAV vede in questa concessione un primo passo verso il riconoscimento degli animali domestici come membro della famiglia.
Queste le dichiarazioni della Lega Antivivisezione: “Un altro significativo passo in avanti che prende atto di come gli animali non tenuti a fini di lucro o di produzione sono a tutti gli effetti componenti della famiglia”.
La decisione presa mostra il plauso anche dei veterinari, i cui studi scientifici dimostrano come un animale incorra in una ripresa migliore se assistito dal suo padrone ed in un ambiente protettivo ed
accogliente.

La scelta dell’Università di Roma appare in linea con le nuove esigenze sociali rese lampanti dalla esistenza in numero rilevante di famiglie o persone che ospitano nella propria casa un animale e che necessitano quindi di sostegno, con politiche adeguate.
Si possono citare gli esempi virtuosi delle aziende “Dog Friendly” che stanno sviluppandosi soprattutto negli Usa e in altri stati europei e che si spingono fino al riconoscimento di congedi parentali per chi adotta o compra un animale o di giorni di lutto in caso di morte di un animale domestico.
In Italia siamo ancora ben lontani da questi traguardi, alcune aziende stanno aprendo alla possibilità di portare al lavoro i propri animali ed organizzano giornate “Pet Friendly”. Da un punto di vista giuridico gli animali non sono però equiparati ai membri della famiglia e sono ancora considerati alla stregua di cose materiali, ciò osta al riconoscimento di veri diritti.
Da anni la Lav porta avanti una campagna per il riconoscimento di una posizione all’interno della famiglia degli animali culminata con la presentazione nel 2008 di una proposta di legge per la modifica del codice civile al fine di creare una regolamentazione seria sui permessi dal lavoro, sull’affidamento in caso di morte o divorzio e altre problematiche giuridiche. Per i tanti che sono sensibili al tema ed hanno vissuto o dovranno vivere sulla propria pelle situazioni come quella di Anna e della sua Cucciola la decisione presa dalla Sapienza spalanca il cuore e le speranze, la cura di un animale non è inferiore a quella di un essere umano.
Risvolti negativi sono però possibili. È necessario muoversi con cautela evitando la deriva verso un’eccessiva personificazione degli animali e la proposizione di richieste improprie non fondate su vere necessità. Purtroppo l’utilizzo inopportuno dei permessi retribuiti e dei congedi di vario tipo è una realtà riscontrata che di certo non risparmierebbe il caso degli animali domestici.
Il confine è labile, potremmo estremizzare dicendo che potrebbero paventarsi due situazioni opposte che vedono da un lato la corsa all’accaparramento di un animale per poter usufruire di questi nuovi diritti, dall’altro il positivo aumento delle adozioni di animali poiché esistono nuovi strumenti di sostegno che permettono di poter accogliere più agilmente un amico animale. È in ogni caso una discussione prematura poiché siamo di fronte alla singola scelta di un datore di lavoro, però sì, l’Italia ha l’obbligo di diventare più “Animal Friendly”.

Elisa Luchi

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