La Signora dello Zoo di Varsavia: Chi sono le vere bestie? Dal 16 Novembre nelle sale italiane

zoo-varsavia-cover-trailer-itaIl 23 ottobre si è svolta l’anteprima del film La Signora dello Zoo di Varsavia, distribuito da M2 Pictures e nelle sale italiane dal 16 novembre 2017. La pellicola, con la regia di Niki Caro e la sceneggiatura di Angela Workman, è tratta dal libro di Diane Ackerman, edito in Italia da Sperling & Kupper, a sua volta ispirato dai diari di Antonina, la protagonista del film; questa è interpretata dalla due volte candidata all’oscar Jessica Chastain (The Help nel 2011 e Zeo Dark Thirty), mentre suo marito, Jan Żabiński, viene interpretato dall’attore belga  Johan Heldenbergh: entrambi sono custodi dello zoo della città polacca all’epoca dell’invasione nazista del 1939.

In questo contesto i coniugi, non potendo più assistere inermi all’orrore riversato sugli animali prima e sugli uomini dopo, decidono di divenire parte attiva della resistenza, rischiando la propria vita e anche quella dei propri figli per la salvezza di quante più vite possibili.

L’ambientazione dello zoo non risulta dunque solo uno sfondo particolare e inusuale attraverso cui raccontare una storia ben conosciuta, ma diviene strumento principale di ribellione: le gabbie i tunnel sotterranei infatti, nati per custodire e organizzare gli animali, nel momento in cui questi ultimi vengono quasi del tutto uccisi o deportati nello zoo di Berlino, iniziano a essere utilizzati da Antonina e Jan per nascondere e mettere in fuga gli ebrei prelevati furtivamente dal capofamiglia dal ghetto di Varsavia.

Si va a creare quindi questa duplice immagine in cui i deportati vengono accostati alle bestie; come queste ultime, sono braccati e costretti a utilizzare le gabbie, perseguitati da uomini che si comportano come veri e propri predatori. Spicca, in questo contesto, il personaggio di Lutz Heck, interpretato da Daniel Brühl, che da capo zoologo nazista, in principio amico della coppia, in seguito all’occupazione tedesca, muta in una figura sinistra e distorta dall’ideologia della razza ariana, idea che Heck allarga anche agli animali di cui si occupa. Nella pellicola emerge inoltre la volontà dello zoologo di riportare in vita bestie ormai estinte, in un sempre ambiguo oscillare tra l’amore per gli animali e il disprezzo per la vita umana.

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Il personaggio di Heck, figura costante nello zoo per la presenza di Antonina, con cui sente di condividere un dono, risulta quindi molto complesso, tanto che nel finale ha anche modo di riscattarsi parzialmente.

All’interno della pellicola, spicca naturalmente l’interpretazione di Jessica Chastain, che recita la parte di una donna in principio molto fragile e remissiva ma che, con il procedere della storia, mostra di avere una grande forza interiore, capace di destreggiarsi tra la custodia dei fuggitivi e la pressante e soffocante presenza tedesca nello zoo.

Nonostante dunque, far convivere segretamente un numero importante di persone sotto gli occhi dei nemici non risulti un compito semplice, Antonina riesce egregiamente nella sua missione, utilizzando inoltre la musica come segnale di allarme o di via libera, a seconda dei momenti della giornata.

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Teresa Żabińska, figlia di Antonina e Jan, ricorda così la madre:

La sera, quando c’erano i concerti, suonavano anche molti dei nostri ospiti. A casa, durante l’occupazione, il piano ha rivestito un’importanza particolare perché veniva utilizzato per suonare il segnale d’allarme.

Molte sono le immagini evocative e potenti presenti nel film, come quella dello stupro, non mostrato, ma solo fatto immaginare allo spettatore; il treno per la deportazione, con i bambini che chiedono di essere aiutati a salire da un Jan affranto; gli animali che corrono liberamente per le vie della città, tra gli sguardi increduli della gente e infine, un lieto fine dal sapore favolistico.

I punti più deboli della pellicola riguardano il ritmo troppo serrato degli eventi, che vengono raccontati in un arco temporale di cinque anni, dall’inizio alla fine dell’occupazione. Forse sarebbe stato più conveniente scegliere di focalizzare la narrazione della storia su una porzione di tempo più ridotta e approfondire di conseguenza altri elementi riguardanti la guerra, in modo da riuscire a far immergere maggiormente lo spettatore nelle vicende dei protagonisti e a dare a tutta la pellicola un taglio molto più personale e avvincente. In conclusione, un film ben fatto con una trama particolare, ma che non riesce a brillare come vorrebbe.

Dalila De Giorgi

 

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