Donne oltre: cento anni fa nasceva Fernanda Pivano

Fuori da qualsiasi definizione la vita di Fernanda Pivano, e come tutte le vite piene e lontane dagli schemi è difficile raccontare la storia di questa donna che con grazia e cultura ha attraversato il Novecento, non solo letterario. Nata a Genova nel luglio del 1917 da famiglia facoltosa e illuminata, cresce in una casa in cui si parla francese ed inglese ma non italiano: la madre Mary Smallwood, di ovvia origine anglosassone, è ricordata dalla Pivano per la sua incredibile dolcezza e la morale vittoriana che cerca di trasmetterle insieme al rifiuto della ricchezza; il padre, Riccardo Pivano, banchiere ed antifascista appassionato le apre presto le porte della sua immensa biblioteca di diecimila volumi, mettendole tra le mani capolavori di Cechov, Dostoevskij e Flaubert. In seguito al trasferimento dell’intera famiglia a Torino, frequenterà qui il cesarepaveseLiceo Classico “Massimo D’Azeglio” e tra i suoi insegnanti incontrerà Cesare Pavese, sarà lui dopo pochi anni a introdurla alla letteratura americana. Si laurea infatti in Lettere nel 1941 con una tesi su Moby Dick di Hermann Melville, definire il capolavoro argomento della tesi un ripiego può sembrare azzardato, ma in effetti fu così che andò: la scelta iniziale era caduta su Foglie d’erba di Walt Whitman, rifiutata però da un professore perché l’argomento era ritenuto “troppo scabroso per una brava signorina”… Ma la Pivano sarà tra le prime donne ad indossare pantaloni attirandosi critiche di scarsa femminilità e sarà ancora Pavese, tornato dal confino, inviso ai fascisti ed escluso dalle scuole pubbliche per volere del regime, a proporle di tradurre l’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Master e Nanda (come ben presto tutti, vicini e lontani la chiameranno) un po’ per gioco la tradurrà. Pavese la consegnerà ad Einaudi, pubblicandola nel 1943: è l’inizio per lei della sua carriera di traduttrice della letteratura americana e anche molto più di questo, sarà proprio lei a dire molti anni dopo che forse fu anche l’inizio della sua vita. La letteratura statunitense chiaramente osteggiata dal fascismo era allora, per l’ambiente culturale ed intellettuale italiano (ma non solo), sinonimo di libertà, espressione, controcultura, contrasto alla soffocante censura e oppressione fascista. Nanda ne fu non solo ambasciatrice per gran parte della sua vita, ma fu amica e complice dei più grandi scrittori e esponenti culturali di quel Novecento che si ribellava prima ai totalitarismi degli anni ’30 e ’40 e poi alla morale borghese degli anni ’50 e ’60. Pavese le affiderà poi Addio alle Armi di Ernest Hemingway, lo scrittore americano era ovviamente tra quelli colpiti dallananda hemingway censura del regime italiano e il romanzo in questione era vietato. Nel 1948 vorrà conoscerla dando inizio ad una collaborazione professionale e ad una amicizia ed una stima che dureranno fino alla morte dello scrittore. Gli anni ’40 sono anche quelli dell’occupazione nazista, dell’arrivo degli americani poi e della collaborazione di Nanda con giornali come Giustizia e Libertà (del Partito d’Azione) e Gazzetta del Popolo, continuando a tradurre e a pubblicare: nel 1949 Tenera è la notte e Il grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald e Addio alle armi di Hemingway. Il 1949 è anche l’anno del matrimonio con l’architetto e designer Ettore Sottsass, i due rimarranno sposati a lungo, condividendo insieme innumerevoli viaggi, incontri leggendari e facendo più tardi della loro a casa a Milano luogo di incontro e condivisione per artisti ed amici. Il primo viaggio in America sarà nel 1956: siamo agli inizi di una nuova rivoluzione culturale che arriverà al suo culmine negli anni sessanta e che contagerà il mondo occidentale e con esso ovviamente anche il nostro Paese. La Pivano conoscerà ed anche in questo caso diverrà interprete dei grandi autori della beat generation, la generazione che si ribella al perbenismo americano e incapace di fernanda-pivano-con-jack-kerouakadattarsi alla morale dominante: Jack Kerouac e il suo On the Road, di cui firmerà la prefazione nella traduzione italiana, Allen Ginsberg ed il suo Howl, opera poetica e provocatoria di cui si farà promotrice in Italia in mezzo ai pruriti benpensanti delle autorità italiane. Passa accanto a loro molto tempo, incredibilmente distante dalle trasgressioni sessuali o legate a droghe e alcool, ma incredibilmente vicina alle loro vite, ai loro successi o alle loro disfatte personali o professionali. Amata e rispettata da artisti che vedevano in lei una amica, un punto di riferimento, una compagna di viaggio e un interprete aperta alle loro vite. E poi ancora Bob Dylan, Gregory Corso e William Borroughs o scrittrici come Alice Toklas, notoriamente omosessuale e compagna di Gertrude Stein e la provocatoria Anais NinTutti autori che con le loro opere e la loro vita divennero esempi per intere generazioni. Ma Fernanda Pivano, lontana da pregiudizi di qualsiasi sorta è sempre stata capace di evolversi e di rimanere attenta ed entusiasta rispetto alla letteratura ed in generale alla cultura, seguendone il rinnovamento e anticipandone spesso il percorso, continuando a scoprire e a seguire grandi del panorama letterario e musicale, da Charles Bukowsky a Fabrizio De Andrè, da Vasco Rossi a Gino Strada, fino a scrittori contemporanei e controversi come David Foster Wallace e Chuck Palahniuk autore di Fight Club.
Nanda muore nell’agosto del 2009 all’età di 92 anni, lasciando a partire dal 1996 alla Biblioteca della Fondazione Benetton per volere dello stesso Luciano Benetton, i suoi documenti, libri, carteggi e fotografie. E’ comunque impossibile riuscire a racchiudere in parole la lunga vita di Fernanda Pivano: innumerevoli gli aneddoti e ricordi raccontati e vissuti che descrivono una donna che ha fatto della sua condizione di privilegiata per estrazione sociale e accesso a cultura ed istruzione un’avventura lunga un secolo. La sua intera esistenza è una delle tante dimostrazioni di come il mondo sia un campo aperto a nostra disposizione e da poter esplorare aprendosi all’altro. La dimostrazione di come i propri privilegi possano essere messi al servizio degli altri, per contribuire alla diffusione della conoscenza, per tramandare saperi, esperienze e nuove prospettive.

Sara Pezzati

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