La mustang rossa, nove giorni di primavera

villaggio-headlineAprile 1988. Los Angeles e due donne. Alex, pallore da mezza londinese, bellissima e appariscente, producer di video musicali con tanti soldi di papà, è tutta un ardore mondano. Guida forte la sua automobile, vuole sentirsi libera, arrivarci ovunque. Macchina sfavillante, bella senz’anima, una Mustang. Donna, pure lei. Femmina d’acciaio senza cuore, tutta in tiro, sogna di correre lontano senza fermarsi mai, e arrivare chissà dove per non pensarci più. Maria gestisce un bar-mensa all’interno dei Miller Studios, tra Highland Avenue e Santa Monica Boulevard. Neanche trent’anni e si sente già vecchia. È madre di due figli, e ha un amante, Bob, il grande capo, vanamente innamorato di lei. Piccola e nera, Maria, il Messico non se lo leva più di dosso. Affetta cetrioli e prepara intingoli alla sua maniera per i dipendenti più fortunati, mentre si allena a spezzare le catene, immaginando un futuro migliore. Eppure sono amiche quelle due, così diverse. Una paura fottuta della gente, il desiderio di amare e di essere amate veramente, il bisogno di dimostrare qualcosa, la determinazione e l’impeto di cui resteranno vittime, l’importanza reciproca dell’altra. Sentire di valere qualcosa, almeno solo per un momento. In fondo sono animali feriti e lunatici. Tutto questo le avvicina e le stringe fatalmente, per poi allontanarle all’improvviso e una volta per tutte.

Maria e una casa da due soldi, orgogliosa e testarda, lei che si dimentica dei figli e si sente in colpa. Domeniche a puzzare di chiuso e vuole uscire dalla gabbia che la soffoca, ha tutta la vita davanti. Alex che è una totale potenzialità inespressa, mina vagante sull’orizzonte dell’insofferenza, a piangersi l’Europa e un vero amico che la capisca. Euforia e tormento. E la tensione di chi non ha non ha abdicato al diritto di dare un senso alla propria esistenza. Corrono sull’asfalto, a bruciarsi ogni possibilità, on the road, sul filo amaro della realtà, che si fa viale del tramonto, male di vivere, lotta all’anaffezione, desiderio ruggente di riscatto, contro tutti i fallimenti. Guadagnarsi una rivincita, to be someone.

Al dissesto della linea matrilineare Elisabetta Villaggio contrappone un universo di donne sole, in lotta nell’affermazione di se stesse, sempre a chiedersi come mai, sempre in difetto. Donne senza madri, perché depresse, assenti, egoisteInfranto il sogno americano e compiuta la deriva generazionale, resta sullo sfondo l’esigenza di normalizzare la propria esistenza, rimettendo il tutto a una questione di fiducia, che ha il sapore antico di un insegnamento lontano nel tempo, di quando dondolavi sulle gambe di tuo padre e tutt’intorno era cannella.puglia-elisabetta-villaggio-presenta-il-suo-nuovo-libro-mustang-rossa--1492675599-grande

“La mustang rossa” è il racconto di una maledetta primavera, notti senza luna, lampi di luce tra i capelli e aria in faccia, donne al telefono che non squilla mai come dovrebbe, glamour, inganni e appartamenti scoloriti di periferia con la tv sempre accesa. Desiderante di soddisfazione, è carne e ossa, forza motrice, letti sfatti e occhi cerchiati, sesso stanco e labbra di Frozen Margarita, a perdere la voglia di guardarsi in faccia. Di lusso e sospiri sparsi sul pavimento, di un sistema disordinato in cui gli artisti si muovono senza voglia e la realtà è matrigna e punisce i tracotanti, ali di cera, ad annusarsi le vite per sentirsi meno disgraziati. Sciolti negli eccessi, troppo spinti verso il sole, che a pensarci poi, non scalda per niente.

Nessun orizzonte domestico a recuperare la lacerazione. Un sottobosco spinoso di sommersi in cerca di redenzione, giovanotti di belle speranze mantenuti da signore benestanti, contabili e pusher all’occorrenza, madri amanti a vita, figlie del vizio e uomini in fuga, inadeguati, inconcludenti, traditori. Disinvolto e mutevole, è un romanzo dalla linea precisa e dal costrutto avvincente e ben edificato e Villaggio è narratore onniscente, a maneggiare con cura i personaggi e delicatamente le scelte, i vezzi, gli abissi profondi, le pericolose intemperanze; a inserire pause descrittive superando i cali naturali del ritmo, in astensione di giudizio, occhio attento alla caratterizzazione, a fendere coraggiosamente il mare agitato delle fragilità umane, spesso misere, certe volte inesorabili.

Erika Di Giulio

 

Titolo: La mustang rossa

Autore: Elisabetta Villaggio

Edizioni: La Ruota Edizioni, 2016

Pagine: 180

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