Debutta a Venezia “The shape of water”, la nuova fiaba gotica di Guillermo Del Toro

Cp7RiNtW8AY2mc1E’ stata proiettata, in occasione della seconda giornata della 74° edizione della Mostra del Cinema di Venezia, iniziata il 30 Agosto e che si concluderà il 9 Settembre, The shape of water, l’ultima pellicola diretta da Guillermo Del Toro.Il cineasta, nato a Guadalajara in Messico nel 1964, è forse uno degli autori più significativi degli ultimi anni, è colui che è riuscito a far riemergere, seppur con fatica, il cinema di genere americano dall’angolino nel quale le grandi major e i loro capitali esorbitanti sembravano averlo relegato. Sì perchè nel cinema di genere, il genere non è mai fine a sè stesso, come nelle pellicole di Zac Snyder, Michael Bay e oramai sempre più spesso di Christopher Nolan. Il cinema di genere americano, come anche il suo fratello maggiore italiano, rende il genere un contorno della visione del mondo che il regista vuole trasmettere: il compiantissimo George Romero (da poco scomparso) è stato un ammirevole esempio, a questo scopo il regista può massacrare il genere stesso o ibridarlo, come al suo tempo fece l’italianissimo Lucio Fulci conosciuto in Europa e oltre oceano appunto come “il terrorista dei generi”.

Del Toro è stato inizialmente criticato dal pubblico americano, verso il quale è

File photo of Guillermo Del Toro in Beverly Hills

Guillermo del Toro

riuscito ad accreditarsi solo nel 2006 con Il labirinto del fauno, pellicola che infatti non è passata inosservata alla 79° edizione degli Accademy Awards del 2007. Questo a causa dei flop delle sue due opere di esordio Cronos del 1993 e Mimic del 1997 (quest’ultima pellicola ha risentito delle limitazioni troppo restrittive imposte dalla produzione o dalle scelte che essa impose, a suo tempo, al regista). Al contrario il pubblico europeo, al quale Del Toro è sempre riuscito a rendersi più attraente per merito del suo stile registico e della sua poetica, lo ha sempre apprezzato. Soprattutto il pubblico spagnolo, questo anche grazie all’amicizia con un altro grande cineasta quale è Pedro Almodòvar, che lo ha fatto conoscere in Europa e ha prodotto La spina del diavolo del 2001, primo capitolo di quella che sarebbe dovuta essere una trilogia ideale ambientata durante la guerra civile spagnola, trilogia continuata poi con Il labirinto del fauno e che si sarebbe dovuta concludere con 3993, progetto che fu accantonato subito dopo la fine della stesura della sua sceneggiatura, compiutasi nel 2008.

sally

Sally Hawkins

The shape of water è ambientato in una cornice storica, non più la Spagna della guerra civile ma gli Stati Uniti del 1963 in piena guerra fredda. La protagonista è Elisa (interpretata dalla bravissima Sally Hawkins, rivelazione del film Blu Jasmine) una giovane affetta da mutismo che vive la sua condizione con profonda tristezza e disagio. Si sente profondamente sola. Si sente un essere difettoso, un ingranaggio rotto in una realtà che sembra opprimerla con la sua perfezione di facciata. Un giorno lei e la collega Zelda (interpretata da Ottavia Spencer, Premio Oscar come miglior attrice non protagonista nel 2012, per il film The Help), vengono incaricate di pulire un laboratorio segreto, qui la giovane si imbatte in un esperimento governativo. Una creatura squamosa dalle sembianze umanoidi rinchiusa in una vasca sigillata piena d’acqua. Elisa stringe con la creatura un profondo legame che diverrà poco a poco sempre più forte, questo legame finirà per insospettire i superiori di Elisa. Basterebbe leggere la trama per capire che ci troviamo davanti ad un’opera squisitamente deltoriana.Elisa è la classica eroina delle pellicole del regista messicano. Come la Ofelia de Il labirinto del fauno o la Edith Cushing di Crimson Peak.Un’eroina che prova un senso d’inadeguatezza così forte verso il mondo che la circonda da arrivare a soffrirlo, la quale trova nel sovrannaturale, all’apparenza freddo e oscuro, un ambiente intimo ed accogliente. Il mondo sovrannaturale diventa il cuore caldo e pulsante di un mondo reale freddo e asettico, i suoi abitanti seppur all’apparenza mostruosi, sono più umani degli esseri umani stessi. In questo Del Toro dimostra di essere una faccia della stessa medaglia insieme a Tim Burton. Se, infatti, il regista di Burbank tratta la materia con uno spirito e un carattere marcatamente anglosassone, Del Toro, invece, è inconfondibilmente continentale ed europeo.  I mostri di Del Toro spesso hanno solo bisogno di essere compresi e perché no, amati. La creatura poi ha sembianze molto simili all’Abe Sapiens dei due film dedicati ad Hellboy (personaggio nato dalla penna del fumettista Mike Mignola).

The Shape of water, anche solo dal trailer, si presenta come un film di genere vecchio stampo fatto e finito. E’ probabile che Del Toro abbia inserito una critica al contesto storico della guerra fredda, che fa da sfondo alla vicenda, come a suo tempo fece con la guerra civile spagnola e la Spagna franchista. Ad essere più audaci potremmo accorpare il film in una trilogia ideale iniziata con Pacific Rim, continuata con Crimson Peak e conclusa con The Shape of water dove il regista fa una vera e propria dichiarazione d’amore verso il cinema di genere degli anni ’50 e ’60. Infatti in Pacific Rim palese era il riferimento ai kaiju movies giapponesi, film dedicati a mostri di dimensioni spropositate vittime delle radiazioni nucleari causate dalla bomba atomica e ai mecha giapponesi, i cosiddetti robottoni. CrimsonPeak è, invece, una dichiarazione d’amore verso le ghost stories horror e gotiche del regista Roger Corman, oltre che un omaggio al regista italiano Mario Bava, soprattutto al film La maschera del demonio del 1960 e I tre volti della paura del 1963. Infine, The shape of water sembra un omaggio ai film horror fantascientifici degli anni ’50 ma anche ai film di fantascienza pura del periodo, che del genere segnò l’ultimo decennio dell’epoca d’oro. La creatura infatti ricorda molto il mostro della laguna nera. Del Toro, però, con un colpo di genio massacra il genere contornandolo con un’atmosfera fiabesca all’interno della quale gli emarginati del nostro mondo trovano calore e umanità in un mondo sovrannaturale, all’apparenza più oscuro e mostruoso, ma, nella sostanza, molto più vivo e colorato.

Graziano Davoli

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