“Cinema muto, tra emigrazione e ritorni”

cinema muto orizzontaleAncora pochi giorni per visitare la mostra “Cinema muto, tra emigrazione e ritorni” al Palazzo della Fraternita dei Laici ad Arezzo: nata dalla collaborazione tra Museo dei mezzi di comunicazione, Comune di Arezzo e Fiera Antiquaria, si chiuderà il 15 agosto l’esposizione di oggetti appartenuti a Francesco Bernasconi, che testimoniano la sua passione per il cinematografo nata in America, dove era arrivato lasciando Viggiù, il suo paese natale, per cercare un futuro migliore. Francesco, che poi si farà chiamare Frank, arriva nel 1898 appena quindicenne in Vermont, cominciando a lavorare come scalpellino. Ma sarà fatale l’incontro con il cinematografo, l’invenzione rivoluzionaria dei fratelli Lumière nata pochissimi anni prima in Francia.
francesco-bernasconi-616640.610x431Francesco infatti acquisterà una delle macchine brevettate dai due francesi e si trasformerà in un cinematografista ambulante, una professione che si diffonderà velocemente: in un primo momento infatti lo spettacolo e la proiezione di film muti attraverso l’uso del cinematografo si svolgeranno in luoghi adattati allo scopo, come fiere, caffè e teatri. Uno spettacolo affascinante, itinerante e una nuova vita per Bernasconi, testimoniata proprio in questa mostra, curata da Fausto Casi, dagli oggetti che facevano parte di questa professione appena nata, che era insieme una scommessa e intraprendenza: bauli per il trasporto, pellicole, locandine pubblicitarie, biglietti d’ingresso, avvisi alle signore di togliersi i cappelli prima dell’inizio del film, le macchine adibite alla proiezione e gli strumenti per l’accompagnamento musicale. Bernasconi tornerà poi in Italia, a Viggiù e, nonostante la chiamata alle armi del 1914, continuerà ad essere ancora un cinematografista, proiettando film muti per l’esercito.

Questa è un’altra storia di emigrazione più che mai attuale, e di ricerca di una vita migliore, di incontro con l’ignoto e col nuovo. Di ritorno a casa, con un bagaglio di esperienze che rende forse migliori, sicuramente diversi. Ma è anche la storia di un’arte, che mai come altre prima divenne di massa e seppe unire e trasformarsi in un’arte democratica: se il teatro era spesso costoso e quindi non accessibile a tutte le tasche, il cinema poteva avere vasti pubblici di tutte le classi sociali. E’ soprattutto in America, terra di immigrazione in cui  la società era variegata dal punto di vista culturale e linguistico, che un cinema che si esprimeva inizialmente solo per immagini, trovava il suo terreno migliore. Ancor di più quando si trasformò da spettacolo itinerante a spettacolo con sue strutture specificatamente pensate, ad esempio i nickelodeon, vecchi magazzini e grandi spazi, dove al prezzo di un nickel da pochi centesimi era possibile assistere alla proiezione praticamente ininterrotta di film muti dalla mattina alla sera. Qui, come mai prima d’ora era avvenuto, si mescolavano classi sociali differenti, dando vita ad un pubblico eterogeneo e multietnico e si esprimeva la potenza dell’arte capace di rivoluzionare sistemi precostituiti e di superare barriere sociali. 

Sara Pezzati

Info mostra:

Fino al 15 agosto presso Palazzo della Fraternita dei Laici, Piazza Grande, Arezzo

Tutti i giorni, chiuso il martedì.

Orario: 10:30-13.00/16:00-18.00

Ingresso Gratuito

 

http://www.raistoria.rai.it/articoli/arriva-il-cinema-dei-fratelli-lumiere/12488/default.aspx

 

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