Non c’è riparo dal cambiamento

toscana pErano tre distinte signore sulla settantina e le fermai dopo un pomeriggio d’inverno passato cercando di intervistare la gente a proposito della sfilata che pochi mesi dopo, il 27 maggio proprio ad Arezzo, avrebbe chiuso il progetto del Toscana Pride 2017: settimane di eventi ed iniziative volte a sensibilizzare e ad informare sul tema delle realtà LGBTIQA+ (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali, intersessuali, queer, asessuali ecc…), che con la manifestazione finale si sarebbero espresse per l’uguaglianza, la parità di diritti e il contrasto alla discriminazione legata all’orientamento sessuale. Come agli altri, chiesi loro se fossero a conoscenza dell’evento che si sarebbe svolto e cosa ne pensassero: mi guardarono un po’ stupite, forse imbarazzate, una di loro mi chiese se prima era possibile spostarsi e mettersi al riparo dal vento. Le loro risposte furono in realtà esattamente il riassunto di tutte le risposte che si sentono su temi che possono essere particolarmente divisivi. La signora che mi aveva domandato poco prima di spostarci, rimase in silenzio: a nome di tutti coloro che si astengono, che preferiscono non avere un’opinione o non manifestarla e tenersi al riparo, dal vento appunto. L’altra, la più loquace, mi rispose che secondo lei, ‘loro’ (ovvero gli omosessuali e tutti coloro che avevano un orientamento sessuale diverso dal suo) potevano fare quello che volevano, bastava che non sbandierassero pubblicamente e che non si esponessero con effusioni davanti ad altri… La signora apparteneva evidentemente a quella grande parte di persone che preferiscono buttare la polvere sotto al tappeto. L’ultima, che era rimasta sino a quel momento in silenzio, prese coraggio alla fine e disse: “la libertà è tanto bella!”. Contro lo stereotipo che anziano significa tradizionalista, lei fu la voce di chi crede che la libertà di essere sia un diritto di tutti e il suo tono malinconico mi convinse che forse non ne aveva avuta quanto avrebbe desiderato. Prima di salutarle chiesi loro provocatoriamente se avrebbero partecipato alla sfilata: se ne andarono ridendo tra il divertito e lo sconcertato… forse era chiedere troppo a donne nate negli anni 40 del secolo scorso?

E adesso è passato ormai un mese dalla sfilata del 27 maggio: cominciata in realtà già nel luogo di incontro e di inizio della manifestazione, ovvero al Prato, vicino al Duomo di Arezzo, dove a partire dalle tre del pomeriggio, via via che la gente arrivava con bandiere, magliette e striscioni cresceva il clima di festa e la voglia di farsi sentire. Nonostante il caldo già estivo si è atteso con pazienza la partenza del corteo che ha attraversato le vie del centro della città. Patrocinata da molti Comuni toscani (ma non da quello aretino) come il Comune di Carrara, Altopascio, Montepulciano e Pontassieve, dalla Regione Toscana, dalla Provincia di Arezzo e di Siena ed altre ancora, alla sfilata hanno ovviamente partecipato associazioni e organizzazioni come Arci, Chimera Arcobaleno, Famiglie Arcobaleno Toscana, Polis Aperta, Rete Genitori Rainbow e poi il Gruppo di Amnesty International Arezzo, quello di Siena e di Firenze. Ma anche gente comune, famiglie eterosessuali, giovani: circa diecimila persone, secondo gli organizzatori, provenienti da tutta Italia che hanno concluso l’evento in Piazza Sant’Agostino con musica, testimonianze e appelli dal palco allestito per l’occasione. Pur se potrebbe sembrare banale definirla una manifestazione pacifica ed una festa, è proprio quello che è stata tra canti e musica, slogan, balli, chiacchere e foto, lontana dagli stereotipi del travestitismo presenti nel pensiero comune ed in mezzo ad una cittadinanza ora partecipe, sorridente e accogliente, ora disapprovante e a braccia conserte. Da anni ormai le realtà LGBTIQA+ scendono in piazza e per strada per rivendicare il loro diritto ad esistere e all’uguaglianza e altre manifestazioni seguiranno in Italia e non solo, anche in Paesi in cui è molto più pericoloso rivelare un orientamento sessuale ritenuto non tradizionale o addirittura deviante. cecenia

Ma le manifestazioni hanno spesso cambiato il corso della storia e il pensiero di governanti e opinioni pubbliche: pensiamo alla Rivoluzione francese, agli anni della contestazione sessantottina o alle marce di Martin Luther King . Scendere in strada o in piazza, incontrarsi con altre persone che scelgono di esporsi, schierarsi, per sé stessi ma anche per l’altro, mostrarsi e farsi sentire, anche e soprattutto da chi non vuol guardare e non vuole ascoltare è una parte del cambiamento che si vuole attuare e chiedere. E semplicemente a volte bisogna stare in strada, tra la gente e non addossarsi al muro sperando di ripararsi dal vento o evitare di guardare ciò che ci disturba nascondendolo sotto al tappeto.
Alla sfilata le tre signore non le ho viste, ma ce n’è una tra loro che avrà certamente sorriso di approvazione sentendone parlare il giorno dopo.

Sara Pezzati

 

 

 

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