Non uccidere – seconda serie

non uccidereE’ fragile e spavalda, la figura di Valeria Ferro, interpretata da Miriam Leone, nella serie Non uccidere, di cui RaiPlay ha inserito in rete tutte le dodici puntate della nuova serie. Andrà in onda, invece, sul secondo canale a partire dal 12 giugno.

Nei luoghi, che sono quasi sempre gli stessi (gli esterni di Torino e la questura); lei si muove infagottata in un maglione grigio, jeans aderenti, ma semplici e slavati, a voler nascondere il suo bel corpo, ostentato invece nella serie 1992, ora 1993 (nel personaggio di Veronica Castello). In 1992 è una soubrette in cerca di successo, che si offre ad un uomo anziano perché da lui può ricevere gli agganci giusti per approdare in tv. Ha in mente addirittura la conduzione di Domenica In, quindi bisogna mirare proprio in alto. E’ bella da togliere il fiato, sofisticata, impegnata a nascondere le sue debolezze, che pure di tanto in tanto si intravedono. E in 1993 forse riuscirà a farci i conti; chissà se rinunciando almeno in parte al suo aspetto dark.

Nel ruolo dell’ispettrice Ferro invece si porta addosso sempre un’aria dimessa, senza trucco, col viso un po’ inclinato verso il basso, i capelli raccolti svogliatamente; persino la biancheria intima, quel poco che l’abbiamo vista spogliarsi, è di pizzo, sì, ma modesto. Fa parte della serie di commissari che piacciono, perché dedicano tutto il loro tempo alla soluzione di casi e non ammettono chiusure affrettate, rischiando il rapporto con i superiori. Più difficile per lei visto che con il suo capo, Giorgio Lombardi (Thomas Trabacchi), ha avuto una relazione sentimentale che sembrava forse l’unica sua fonte di sicurezza. E poi non ha al suo fianco un’altra donna, come spesso succede nei polizieschi in cui la protagonista è una figura femminile. Passa tutto il suo tempo insieme a colleghi maschi, che forse gradirebbero almeno ogni tanto un suo cedimento, e qualche sorriso in più.

Mette soggezione ed è tosta, Valeria. Nel lavoro, va sempre dritta al cuore del problema e non importa se questo le costa notti insonni e nessuna forma di leggerezza. Anche la sua empatia nei confronti delle vittime è ridotta all’essenziale; mai una lacrima, mai una reazione emotivamente forte di fronte alle violenze. Perché una sola, intollerabile, violenza l’ha segnata fin da ragazzina: l’uccisione del padre da parte della madre, Lucia (Monica Guerritore), che nella prima serie, dopo sedici anni, è uscita dal carcere facendo affiorare ed esplodere tutta la sua rabbia, tenuta faticosamente a bada fino allora.

La prima serie si è conclusa con la certezza dell’innocenza della madre, ma con la sua determinazione a continuare nel silenzio. Valeria non deve sapere; cosa nasconde Lucia di così terribile, ancora più terribile del dolore in cui Valeria è cresciuta finora? Anche lo zio Giulio (Gigio Alberti) sa, e direbbe, ma non può per la promessa fatta a Lucia. Pare che Monica Guerritore non abbia voluto partecipare a questa seconda serie per dissidi con la produzione, che l’ha fatta sparire nel primo episodio e avrà sicuramente costruito tutti gli altri sul perché, rievocando un passato che, come per Il commissario Maltese, aggiunge di volta in volta un frammento alla memoria.

Comunque sia, l’evento traumatico spiega la durezza che Valeria ha maturato nei confronti del mondo, e la sua ostinazione a scoprire le ombre all’interno delle famiglie in cui avvengono i delitti. “Persone che si sono amate al punto da arrivare ad odiarsi”, recita il concept del telefilm, “Gelosie, vendette, rabbie represse, o semplicemente raptus momentanei, in cui la verità insiste sempre a nascondersi”. Gli omicidi avvengono in piccoli sistemi, la famiglia, per esempio, ma nell’ultima puntata della prima serie il setting dell’azione e di un duplice delitto era la scuola. Due ragazzine, liceali, si prostituivano, una di buona famiglia, l’altra no; una per capriccio, l’altra per “necessità”. La prima viene trovata morta in un hotel, dove ha perso la vita anche il suo professore di educazione fisica.

La questura si accontenta della soluzione più semplice: professore e allieva avevano una relazione, lui uccide lei per gelosia e poi si suicida. La moglie però dice che non è possibile e Valeria, senza tante smancerie, o dichiarate simpatie, e senza parole, le crede. Sa che questa professoressa alternativa e libertaria, e nello stesso tempo seria, dice la verità e le sue indagini continuano, anche dopo la chiusura ufficiale. Per la conferma poi, sua e nostra, che ne valeva la pena. Alla fine, la figura del professore viene riscattata, per una verità comunque non pacificatoria, perché non può esserci serenità dopo morti così brutali.

Nella prima puntata della seconda serie ancora l’omicidio di una donna, maturato nell’ambito di violenze sui corpi femminili e disperati tentativi per liberarsene, per emanciparsi. La seconda invece è dedicata interamente alle indagini per la scomparsa di Lucia, mentre, come dicevamo, prosegue la narrazione di scene passate, fino all’omicidio del padre, che riserva una verità oramai insospettata.

Gli episodi di Non uccidere non si concludono mai con chissà quale sollievo, quasi a voler dire che per alcune oscurità rivelate, altre ce ne saranno, purtroppo, dietro la facciata della normalità.

Margherita Fratantonio

 

 

 

 

Non uccidere

Regia: Giuseppe Gagliardi

Sceneggiatura: sceneggiatori vari

Interpreti: Miriam Leone, Matteo Martari, Thomas Trabacchi, Gigio Alberti

Produzione: RaiFiction, FremantleMedia Italia

Durata: 12 episodi da 100 minuti

Uscita: 1 giugno 2017 su RaiPlay; 12 giugno su Rai 2

Voto: 4/5

 

 

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