Il ragazzo selvatico, quaderno di montagna

copertinaPaolo ha trent’anni quando decide di ricominciare ad andare. Ricercarsi, il più in alto possibile, ora che soffre una deriva senza voglie e l’inverno si è fatto insopportabile.

In una baita alpina a duemila metri d’altezza, ritrova il sapore selvatico delle piccole cose, nella wilderness così cara e mai dimenticata del Gran Paradiso, al cospetto delle distese ardite e delle valli che lo impressionarono nelle tante estati da ragazzo allevato in appartamento. Una fuga che diventa movimento autentico di ritorno, ricongiungimento, risalita. Ad annusare l’uomo nella terra, ad essere al contempo quello più in vista e il disgraziato, tutto in uno, con tanti Io tra i piedi da zittire e i ghiri, i tassi e la neve tardiva di maggio, che nasconde un sacco di meraviglie. Ha due unici vicini di casa, Remigio e Gabriele, discreti e mentori, impossibili da scordare. E il Suonatore Jones a insegnargli la libertà.

Dalla prima raccolta di racconti, Manuale per ragazze di successo passando per Sofia si veste sempre di nero (escluso per un soffio dalla cinquina del premio Strega), Cognetti in quest’opera dichiaratamente autobiografica, abbandona il paesaggio urbano, a favore di un’immersione totale nell’Alaska dolce e familiare, nonchè antropica, della Val d’Aosta. Ama e scrive di montagna e di letteratura Americana. Cita il manifesto di Thoreau, contemplando, into the wild, le scelte di tutti quei giovani uomini scrittori che hanno vissuto e raccontato il loro personalissimo addio alla civiltà.

Estratto vitamico e balsamico di sensazioni, Il ragazzo selvatico è un concentrato di appunti sul sè. Lode panica alla terra, al freddo, al sole, alle mani che lavorano, al cibo che ti cambia sapore in bocca, ai sensi che indicano la direzione.  Inno sinestetico alla vita che sbotta, ridotta ai minimi termini, nell’esercizio devastante e impegnativo della solitudine che non lascia scampo, inferocita dall’autoreplicazione della propria immagine.

Muri di pietra viva, la notte nera veramente, il canto a farti compagnia, e torni a scrivere. In esplorazione, a suono e odore puro, sulle impronte di una lepre, a misurare odori, sapori, temperature, il valore inestimabile di un automatismo. Un boccone e un sorso di vino e cime d’ortica che puoi impastarci le tagliatelle mentre fai a botte con i tuoi fantasmi. L’agonia di un larice, la nobiltà dei camosci e tutto ti parla, anche se non ha voce. Così impari a dirti addio e vai sempre più su, il candore lattiginoso del mondo di sopra dissolve la conta dei giorni. Tentativi, abbagli, riflessioni, scoperte, battute d’arresto. Il senso del tempo sulle tracce dei viandanti e il sospetto che possa piovere per sempre. Poi la gioia folgorante di avere un corpo e di sentirlo andare senza fine.

Devoto agli alberi d’alta montagna come a santi protettori, Cognetti attraversa da parte a parte euforia e tormento, e compone con la stessa pazienza del topo amico, una prosa delicata che celebra l’intimità e la poesia di tutte le cose. Hai donato alla montagna le tue parole, ebbene ora le appartieni.

 

 

Erika Di Giulio

Il ragazzo selvatico

Quaderno di montagna

Paolo Cognetti

Terre Di Mezzo Editore, 2013

pp. 104

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