Le regole del gioco

Il SLOTcosiddetto gioco d’azzardo, che sia illegale o che sia definito lecito quando controllato e regolamentato dallo Stato, non ha nulla del fascino che ci viene raccontato da tanta cinematografia e letteratura.
Se state vincendo non sembrerete né vi sentirete mai Paul Newman nel film “La Stangata”: probabilmente non avrete quell’aria da canaglia (per la quale in fondo parteggiamo un po’ tutti) che se la cava nonostante tutto, bluffando con il cattivo di turno. Se state perdendo non avrete mai l’aria impassibile di Steve McQueen in “Cincinnati kid”. Tanto per citare due tra le più famose scene di poker del cinema.
La realtà è che il gioco d’azzardo è sempre esistito e da sempre è praticato, tollerato, regolamentato. Già nell’antica Roma controllato se non addirittura vietato perché considerato un pericolo per l’ordine pubblico (a differenza delle scommesse liberamente praticate e diffuse).
E per rimanere nei dintorni geografici dell’antica Roma, oggi nel nostro Paese circa il 42% degli italiani ha giocato almeno una volta. Se più di una, chiaramente con alterna fortuna. Lo Stato vince sempre invece, se si pensa a cifre come 86 miliardi di incassi totali nell’ultimo anno provenienti da questo settore. Cifre ovviamente destinate a crescere: in principio erano casinò, Totocalcio, lotto, Totip. Nel corso degli anni, i governi che si sono succeduti hanno poi introdotto gratta & vinci, agenzie di scommesse, sale bingo, giochi on line, slot machine e videolottery.
Non poteva sottrarsi la criminalità organizzata: la Direzione Nazionale Antimafia ha più volte segnalato come quello del gioco d’azzardo sia un settore i cui le mafie hanno enormi interessi in campo. Che rilevino locali pubblici o che attraverso attività estortive impongano slot machine o videolottery ai gestori di bar, ristoranti ed affini, riescono in questo modo a riciclare ingenti quantità di denaro provenienti da attività illecite.
E se tornassimo al solito tavolo da poker protagonista di tante pellicole, l’aria fumosa e il silenzio pesante, insieme alla Stato e alla criminalità organizzata a giocare questa partita ci troveremmo anche il giocatore comune. Ed è a questo punto che vanno introdotti ulteriori dati. Se come già accennato, poco meno della metà degli italiani ha giocato almeno una volta, rilevante è anche quella percentuale di persone tra il 1,3% e il 3,8% che vengono definite giocatori problematici, ovvero che scommettono frequentemente investendo discrete somme di denaro ma che non hanno ancora sviluppato dipendenza. Altrettanto preoccupante è la percentuale di giocatori patologici, tra lo 0,5% e il 2,2%: persone che hanno sviluppato una vera e propria dipendenza dal gioco, definita ludopatia o GAP (Gioco d’Azzardo Patologico). Al di là delle diverse definizioni e scuole di pensiero che dibattono sul fatto che si tratti di “dipendenza” o di “disturbo ossessivo-compulsivo”, ci troviamo di fronte ad un’emergenza sociale, forse meno conosciuta dato che la dipendenza dal gioco sembra essere sottovalutata o più socialmente accettata rispetto ad altre dipendenze (ad esempio da droghe o alcool). Se sono soprattutto gli uomini a divenire giocatori patologici, le donne non ne sono immuni e tendono a sviluppare questa dipendenza a partire dai 50 anni e molto più velocemente. E se certamente può essere considerata una patologia che colpisce trasversalmente dal punto di vista sociale, chi si trova in condizioni svantaggiate dal punto di vista economico o in situazioni di marginalità, è ovviamente molto più esposto al rischio di sviluppare ludopatia.SLOT2
Un giocatore patologico tenderà a scommettere cifre sempre più elevate, a minimizzare la propria ossessione e gli effetti negativi che ne derivano, svilupperà stati depressivi in seguito a perdite di denaro, mentirà alle persone che lo circondano. Il pensiero ossessivo del gioco finisce per danneggiare e interferire con lavoro, interessi, relazioni familiari e sociali. Come per ogni altra dipendenza patologica esistono strutture e programmi di cura e sostegno: oltre a strutture private, si può far riferimento alle strutture pubbliche, ovvero ai SerD (servizi territoriali dipendenze).
Nel 2016 è nato in Toscana un Tavolo ANCI dedicato alle ludopatie: sindaci e amministratori dei Comuni toscani, coordinati dalla sindaca di Pergine Valdarno Simona Neri, propongono e condividono iniziative atte a gestire il gioco d’azzardo seppur lecito e controllato e a contrastare la dipendenza dal gioco. E’ stata elaborata quindi una bozza di regolamento comunale e un vero e proprio Progetto Ludopatie. Il testo della bozza propone, tra le altre cose, di inserire ulteriori luoghi sensibili all’interno del territorio comunale dai quali mantenere la distanza di almeno 500 metri per l’apertura di centri scommesse e locali di gioco con vincite in denaro. Tra questi, oratori, biblioteche, musei, giardini pubblici, ospedali, centri di recupero, fermate del trasporto pubblico, sportelli bancari ed altri ancora.
Ma si prevede anche la possibilità per le amministrazioni di concedere contributi e sgravi fiscali a chi ne facesse richiesta, a patto che il richiedente accetti di intraprendere un percorso terapeutico di cura e sostegno. Si propone inoltre una formazione obbligatoria per esercenti di attività legate al gioco e per le Polizie Municipali.
Ma che dire dell’evidente seppur mai affrontata contraddizione di uno Stato che, se da un lato mette in campo misure per gestire e curare l’emergenza sociale della ludopatia, dall’altro non fa che investire in un settore, quello del gioco lecito, da cui trae enormi guadagni?

Sara Pezzati

Informazioni SerD Toscana:

http://www.regione.toscana.it/-/servizi-per-le-dipendenze

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