Migranti: la sfida dell’incontro

immagine migrantiSi intitola così la mostra che racconta l’immigrazione e l’emigrazione, inizialmente creata per essere presentata al Meeting che si tiene a Rimini annualmente, ma che dato il grande successo ottenuto è diventata itinerante. E non poteva essere altrimenti per una mostra che racconta proprio il viaggio, spesso pericoloso, di tutti coloro che lasciano la propria terra d’origine e la propria casa per cercare un futuro migliore, per motivi economici o per sfuggire a guerre, persecuzioni, disastri ambientali o povertà estrema. Curata tra gli altri da Andrea Avveduto, Giorgio Paolucci e Alessandra Convertini, con il contributo di Fausto Bertinotti e Wael Farouk, per citarne alcuni, è stata creata anche grazie alla collaborazione con gli studenti dell’Università Cattolica e Statale di Milano e dell’Università di Bologna e al patrocinio della Fondazione Migrantes e dell’Organismo Pastorale della CEI.
Un viaggio nel viaggio che ovviamente non ha lo scopo di risolvere il problema dell’immigrazione ma, in un momento critico come questo, di far chiarezza e raccontare attraverso riferimenti storici e statistici, con immagini, video e citazioni. Ventisette pannelli che illustrano come nella storia dell’umanità l’emigrazione e l’immigrazione siano sempre esistite e non possano essere fermate, come la storia degli italiani sia stata per lungo tempo una storia di emigrazione, ad esempio verso gli Stati Uniti. Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Si costruiscono baracche di alluminio e di legno nelle periferie delle città. Fanno molti figli (…) i governanti hanno aperto troppo gli ingressi ma, soprattutto non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. Queste righe, riportate in uno dei pannelli della mostra, sono tratte da una relazione del 1912 dell’Ispettorato dell’Immigrazione statunitense e descrivono propri gli emigranti italiani. E’ evidente come suonino inquietanti per la loro attualità. Ma la mostra informa anche sui 244 milioni di persone che oggi vivono in un Paese diverso da quello di origine. Rivela come, nonostante il clima di emergenza e di allarmismo, l’Italia, porta di ingresso insieme alla Grecia, occupi l’11° posto nella classifica dei Paesi con il più alto numero di migranti. E come, nonostante si parli di invasione, di tutti i migranti in fuga solo il 10% arrivi in Europa.
La mostra nel suo viaggio è ospitata anche ad Arezzo, all’interno del Campus Lab al Dipartimento di Scienze della Formazione, Scienze Umane e della Comunicazione Interculturale dell’Università di Siena. E qui è stata inaugurata in occasione del Festival dell’Educazione che si è tenuto il 21 e il 22 marzo. Un festival ideato per discutere sulla necessità di educare e formare all’inclusione e all’integrazione delle diversità che siano fisiche o culturali. All’inaugurazione della mostra, è seguita una Tavola Rotonda, un dialogo tra istituzioni, figure professionali ed esperti sul fenomeno dell’immigrazione e dell’accoglienza con un riferimento particolare alla situazione toscana e della provincia di Arezzo. E’ emerso come la Toscana sia una delle regioni esempio del successo e della gestione dell’accoglienza diffusa: i migranti richiedenti asilo poco più di 1200, sono presenti in piccoli gruppi distribuiti in tutti i Comuni della regione e seguiti nel loro percorso di integrazione da associazioni e cooperative che si occupano di accompagnarli negli aspetti sanitari, legali e pratici (corsi di lingua italiana, conoscenza dei servizi essenziali, ecc…). Le problematiche sono per lo più connesse alla convivenza con la popolazione, non sempre ben disposta nei loro confronti, alla difficoltà di reperire nuovi posti, alla gestione del pregresso delle persone accolte, che spesso attendono per diversi mesi, se non anni, la risposta in merito alla loro richiesta di asilo. E non necessariamente, le commissioni atte a valutare le richieste danno responsi positivi: circa il 90% vengono respinte. Ad Arezzo è forte la presenza della comunità pakistana e bengalese e in aumento quella nigeriana. Con un forte impatto sull’economia della città, in particolare nel settore orafo, in cui su 6500 aziende, 270 circa sono a conduzione straniera, più precisamente pakistana, che vanta nella sua storia, un’antica tradizione di maestranza proprio nella lavorazione di preziosi.
Ma al di là dei dati, ci sono le persone, le loro storie e le loro vite. E l’accoglienza dell’altro passa anche dalla conoscenza e dalla consapevolezza di quello che è il loro viaggio in tutti i suoi aspetti: accogliere è prima di tutto un dovere giuridico a livello internazionale, non solo un dovere morale, ma a livello pratico un problema assai complesso da gestire. Una volta giunto, che sia arrivato a piedi, con mezzi di fortuna o molto più spesso via mare, il migrante sprovvisto di visto dovrebbe essere respinto o espulso, esercitando lo Stato il diritto sovrano a tutelare la sicurezza del proprio territorio. Ma il diritto è stato scritto dagli uomini per gli uomini: se il migrante richiede asilo (per motivazioni legate a persecuzioni religiose o etniche, belliche, sanitarie…) prevale il diritto della persona a non essere rinviata nel paese d’origine. Dopo il calvario del viaggio, comincia quindi il percorso dell’accoglienza, della nuova lingua, la nuova cultura, l’attesa di una risposta, l’integrazione, lo scontro con i pregiudizi e la paura. E poi ci sono le donne e i bambini, vulnerabili due volte: perché stranieri e perché sono donne e sono bambini…
La sfida dell’incontro è per entrambi le parti: per loro che arrivano e per noi che accogliamo. C’è molto da sapere e questa mostra può essere un’occasione per saperne molto di più. Iniziate questo percorso e preparatevi alla sfida dell’incontro tenendo a mente questa frase dello scrittore russo Fedor Dostoevskij, che troverete tra le citazioni scelte: “io mi sento responsabile appena un uomo posa il suo sguardo su di me”. 

Sara Pezzati

Info utili e Catalogo Mostra

 

 

 

 

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