La mostra di Kandisky a Milano

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Dal 15 marzo torna a Milano con un percorso nuovo e originale che accompagnerà il visitatore nel viaggio che conduce dal suo immaginario formativo fino alle opere astratte della maturità, Wassili Kandisky, che nasce a Mosca il 4 Dicembre 1866 e muore il 13 dicembre del 1944, viene considerato il padre dell’astrattismo. Figlio di Lidia Ticheeva e Vasili Silvestrovich si trasferisce a Monaco nel 1870, l’anno successivo va a vivere dalla zia dove impara a fare i primi disegni. Si iscrisse all’accademia der Bildenden di Monaco di baviera dove ha imparato il chiaroscuro e la distinzione tra figure e sfondo, in cui il colore predominante è il rosso che si espande e l’azzurro che tende a contrasi a differenza . Successivamente dedica il suo tempo a viaggiare, in Italia, sud Africa e Parigi. Il successo arriva nel 1911 in poi. Nel 1912 pubblica l’Almanacco con tutte le sue opere che hanno una dimensione spirituale, in cui il colore può avere un aspetto psichico che raggiunge l’anima oppure può avere un aspetto fisico e superficiale basato su sensazioni momentanee. Per Kandisky, il giallo rappresenta una forza irrazionale, eccitazione e viene paragonato ad un suono della tromba. L’azzurro e il blu: rappresentano i colori del cielo che se associato con il giallo diviene percepita come paura o ipocondria.L’arancione rappresenta movimento, energia che se accostato con il giallo rappresenta giocosità, il viola è un colore definito difficile, cioè instabile per Kandisky. Invece il marrone, ottenuto con il nero ed il rosso ne consegue la poca dinamicità. Il grigio: è un colore statico come il verde. Il nero: è la mancanza di luce, un non colore. La composizione pittorica è formata dal colore, nella nostra mente sia senza limiti, nella realtà assume anche una forma. Colore e forma non possono esistere separatamente nella composizione. L’accostamento tra forma e colore è basato sul rapporto privilegiato tra singole forme e singoli colori. Il punto è il primo nucleo del significato di una composizione, nasce quando il pittore tocca la tela; è statico. Differentemente la linea è più dinamica ed armonica. Parte non secondaria della ricerca è costituita dai lavori teatrali, concepiti in un’ottica di relazioni profonde tra le diverse componenti espressive – forma, suono, colore, luce, movimento – in funzione di un nuovo tipo di opera d’arte, a carattere multimediale. L’esposizione, a cura di Silvia Burini e Ada Masoero, vuole omaggiare l’artista russo attraverso una rassegna incentrata sulla relazione tra arte e scienza e sulla metafora del viaggio come avventura cognitiva. Una raccolta di opere provenienti dai più importanti musei russi, di cui alcune mai viste prima nel nostro paese. Un viaggio graduale verso l’astrazione e attraverso una pittura che vuole essere immersiva: come scriveva lo stesso pittore: “per anni ho cercato di ottenere che gli spettatori passeggiassero nei miei quadri: volevo costringerli a dimenticarsi, a sparire addirittura lì dentro”.

Sara Bettinelli

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