Pistoia non si smentisce e punta all’eccellenza: sold out al teatro Manzoni per il concerto del “Godfather of the British Blues”

musicaLa città italiana del Blues, dove ogni anno si esibiscono artisti e leggende di fama internazionale, come anteprima all’edizione del Pistoia Blues Festival 2017 ha ospitato, il 23 febbraio, colui che è stato definito il Padrino del Blues britannico: John Mayall.

Nella sua lunghissima carriera come tastierista, chitarrista, cantante e armonicista, l’ottantatreenne inglese ha saputo raccogliere le emozioni del Blues di Chicago, del Blues di New Orleans, del Jazz e della fusion, regalando al mondo la bellezza di 65 dischi.
Pioniere del Blues bianco, non pare lasciarsi sopraffare dall’età e dopo oltre cinquant’anni delizia il suo pubblico con nuovi album e tour mondiali come l’ultimissimo “Talk about That” (Forty Below Records, 2017) o il precedente “Find a way to care” (Forty Below Records, 2015).

Accompagnato da Greg Rzab al basso, cresciuto nei Chicago Blues Clubs e da Jay Davenport alla batteria, anche lui formatosi negli ambienti Jazz e R&B di Chicago, ha stupito il teatro Manzoni con un’energia e una vitalità incredibili, passando da uno strumento all’altro con una naturalezza sorprendente.

Un teatro è sicuramente il luogo perfetto per godersi al meglio lo spettacolo di un artista così importante, il pubblico è comodamente seduto, come in un grande salotto e l’acustica permette al suono di avvolgere completamente lo spettatore.

Già prima che l’artista salisse sul palco l’atmosfera era vibrante di emozioni e un po’ nostalgica. Si respirava un aria colma di ricordi, sogni e valori, ormai, quasi scomparsi.
Il blues è un onda che ti entra dentro e fa vibrare ogni fibra del tuo corpo e il pubblico di John Mayall è composto da persone che in quelle vibrazioni, in quelle precise sequenze di accordi e in quel ritmo riconosce sé stesso e il proprio passato.

“Blue” è una contrazione del modo di dire “to have the blue devils” (avere i diavoli blu) ed esprime la sensazione di essere di pessimo umore, ma il canto di questi malumori li esorcizza, è la cura per un’anima che soffre.
E lo spettacolo è iniziato proprio raccontando questo dolore con “I feel so bad” dall’album del 2015 “Find a way to care”, seguita da “Sum of something”, cover del soul singer americano Curtis Salgado.

Ma il Blues ha tanti volti, fa anche ballare, battere i piedi e cantare e con un classico, già suonato da molti artisti come Muddy Waters e Robben Ford “Mama talk with your daughter”, tutto il teatro ha partecipato al ritornello rispondendo alla voce principale, in un call and response tipico del genere.

Gli umori si sono alternati per tutta la durata del concerto, da brani ritmati come il tipico New Orleans Blues “Gimme some of that Gumbo” (Talkin about that, 2017) o “Voodoo music” (John Mayall and The Bluesbreakers, Spinning coin, 1995) con cui è impossibile non battere le mani a tempo, alla dolcezza sussurrata di “Not at home” o all’intro struggente e romantico di “Drifting blues” (Find a way to care, 2015), di quelli in cui si sente tutta la forza dei diavoli blu.

Vedere un concerto del genere non significa solo assistere ad uno spettacolo di qualità ma anche avere davanti agli occhi un importante testimone della storia della musica rock-blues ed è un evento che rimane impresso nella memoria per tutta la vita.
Credo che questo sia stato il pensiero di molte delle persone uscite dal Teatro Manzoni il 23 febbraio.

Keti Argentelli

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...