Eura e la maschera veneziana, elogio della fantasia

copertinaIn viaggio con papà Diego, ti sembra quasi un sogno quella gita a Venezia. È il giorno del tuo compleanno, stai diventando grande, hai un bel paio d’occhi color notte spalancati sul mondo e innamorati di tutto. Braccia aperte e aria di gennaio in faccia, a planare sui desideri con ali leggere e musetto all’insù. Sei l’incanto Eura, con quella voglia di colorarti l’universo come ti pare, di sognare al calduccio di una vecchia bottega in Rio Terà Dei Pensieri. Nella placida quiete delle calli senza turisti, mentre inforchi al colmo della passione la candida maschera che fu di Colombina, tutto può succedere, e ancora non lo sai quanto sarà bello e importante. E quanto sarà tutto diverso. I minuti cadono giù dall’orologio a muro e non lo senti il freddo, e manco una proibizione può nulla contro la tua curiosità di bambina alla scoperta di tutti i mondi possibili. Una realtà nuova è proprio li di fronte e il cuore batte forte forte, alla faccia del grande codice della Commedia. Fortezze, avvocati, giudici e parrucconi. Ma chi si crede di essere quel Leone Panta, con le sue smanie da borioso tiranno e la pancia gonfia di denari. Una mezza tacca, eppure comanda tutto lui. Nemmeno la  Bauta, con la discrezione impenetrabile e quell’aplomb che si ritrova, riesce a farlo stare zitto.

Stanze segrete, botole, topoloni e gatte parlanti dal manto variopinto. La minaccia del gorgo sincronico e una fuga rocambolesca dal Regno di sotto per mano di Arlecchino, che sarà pure depresso per amore e sorpassato dagli eroi della tv e rammollito e caduto in disgrazia, ma quando si tratta di macinare astuzie non guarda in faccia a nessuno. Poi se smette un attimo di avvinazzarsi e ci si butta in mezzo pure il diletto Zanni, stornellaro d’esperienza, allora il gioco è davvero fatto.

E ancora Casanova nei panni di un gabbiano, un barcaiolo con gli agganci giusti, un frate scomunicato in calzamaglia che gioca al piccolo chimico. Una banda di eroi scalmanati chiamati a raccolta per dirci che nessuno si salva da solo e bisogna combattere sempre contro chi ci vuole tutti uguali. Contro le guardie e gli sgherri del potere, e i soprusi dei Panta, in ogni dove. A dirci che è vero che l’unione fa la forza, anche se il mondo è ingiusto e separa pure quelli che si vogliono bene. Anche se il Regno di sopra è inospitale, cinico e baro, ingessato nella supremazia degli oligarchi, intristito e complicato dall’arroganza. Che le maschere tanto le portano tutti, e nella Commedia dell’arte come della vita, per il gioco delle parti, chi non si adegua fa una finaccia. E quelle sono ovunque, a scivolare sul canovaccio dei giorni nostri come abiti d’uso, siamo noi le maschere, guai a sottovalutarne il potere.

Ed è solo allora che la piccola Eura potrà agire il grande spettacolo della vita, a partire da sè, ingaggiando un corpo a corpo favoloso con l’immaginazione, afferrando l’importanza vitale di uno sguardo sempre nuovo sul mondo, fedele alla proprie capacità, a quell’estro mai stanco. Mutare senza perdersi mai, che se di Panta son piene le vie, ad amarsi con la propria natura, rispettandone l’aroma e le tinte, non si fa mai peccato, pur nel mare goloso delle tentazioni. Perchè ciò che conta è il nostro modo di guardare alle cose e il desiderio di meravigliarci ancora.

A chiudere il sipario un trick e track festoso di desideri, frizzi e lazzi e corpi liberati, il riscatto della creatività e il potere della sapienza. È la linguaccia di Bresolin, una dichiarazione di indipendenza e di disubbidienza civile alle convenzioni, il trionfo dell’intelletto attivo. Esplosione di gioia, scherzo, abbondono di ciascuno all’orgia trasgressiva, in cui il vitalismo apre al grottesco e la mostruosità dei censori si accascia al cospetto della trasgressione più pura. 

Una favola moderna per ragazzi, declinata e offerta ai più piccoli con immenso candore e senso di verità. Un romanzo per tutti.

Erika Di Giulio

 

Eura e la maschera venenziana

Autore: Alessandro Bresolin

Illustrazioni: Tiziana Longo

Edizioni: Mesogea ragazzi, 2016

pp. 94

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