Morte del Piccolo Principe e altre vendette, giustizieri a Palazzo

claudia-palazzo_morte-del-piccolo-principe-550x550Dimenticatevi le favolette che vi hanno raccontato per farvi addormentare, tutte quelle tarantelle sulla pace, le prese per i fondelli sull’uguaglianza, la parità dei diritti, il rispetto, il riconoscimento. E dimenticatevi pure la tiritera dolciastra sul Piccolo Principe, saggio, filosofo, dai capelli d’oro. Questo c’ha la faccia di bronzo, la erre moscia, pare Yattaman e muore schiaffeggiato, spocchioso figlio di una serva che non sei altro, ma chi te l’ha insegnata l’educazione. E stai attento a come parli, che ti sputo nel tè.

È guerra aperta, elogio dissacrante della liberazione e sangue dappertutto. Sanguina la lingua, torturata, mortificata, oltraggiata, derisa, inutilmente vezzeggiata. Un concentrato puro di caffeina, voce grossa e sassi nelle scarpe, per un’amazzone caricata a pallettoni in groppa alle sue creature. La giovane autrice firma l’esordio e scarica la briglia elettrificata su una comitiva di signorotti andati a male, gatte selvagge, giovani cameriere sfruttate, studentesse alla riscossa contro le sozzure dell’inciviltà moderna, nella lotta all’uso improprio del piuttosto che. E ancora giudici sfigatissimi bullizzati da piccoli, stagiste al gran consiglio russoide, un professore siriano in maniche di pigiama posseduto dalla sociologia. Giravolte alcoliche di vendette agrodolci e tafferugli, sogni sciroccati di Puskin e di gloria, non sense e pasionarie rosse in viso che tirano calci al sistema e non perdonano manco a parlarne. Eccitate, cattive, stravaganti, loquaci, puriste per ossessione.

Palazzo, saltimbanco dell’anima sua, accoltellatrice seriale di gradassi, sfruttatori, ignoranti e baronetti attaccati alla poltrona, racconta indomita l’umanità esclusa, tramortita, esiliata, beffata alla corte suprema della sorte infame. Ride e s’incazza, mentre la lingua si rifà il trucco, mette il rossetto, vuole darsi le arie e parla inglese, bastarda che non è altra.

Un pulp delizioso e tragicomico, che ferisce e perisce di lingua e spada, e lotta, ferri ignique, per rinascere dalle proprie ceneri, in una nemesi fatale che inasprisce sulle tante questioni private. Giorni di ordinaria follia e un esercito squinternato di coraggiosi che si fanno (in)giustizia da soli, furenti al vaglio della Storia che non fa sconti, dell’ignoranza che non perdona, del merito quando mai riconosciuto, a desiderare che qualcun’altro schiatti per avere finalmente ciò che meriti. E il coccolone arriva giusto giusto, una botta secca e via. Ogni tanto una soddisfazione, e che diamine.

Morte al piccolo principe dunque, e con lui all’uso sguaiato della lingua e a tutte le offese perpetrate ai danni della giustizia, per ricordarci, in ultimo, che la vendetta migliore dell’individuo insieme alla sua libertà più profonda si compie in un atto catartico di sapienza.

Erika Di Giulio

Morte del piccolo principe e altre vendette

Autore: Claudia Palazzo

Edizioni: Il Palindromo, 2016

Pagine: 109

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