Chissà come dicono minchia in Malesia, diario di viaggio e di cuore

copertina-sanfilippoDalle Paris Hilton gemelle al backpacker più cazzuto. Ne hai fatta di strada bimbo per diventare grande. Senza Dio e con l’amico immaginario. E sei cresciuto. Mettici il progetto umanitario, un padre che è oro, il compare filippino più cocciuto di un mulo, una storia che finisce e ti svuoti d’un tratto, senza capirci granchè. Calcola pure le erbe bollite e le pallette di riso, che la fame è una brutta bestia. Metti che ti sei fatto gli anticorpi, quando senza accorgertene facevi amore e sesso con Malesia e partorivi empatia, curiosità, relazione. 

Zampe di gallina macellata ti hanno dato il benvenuto. Fatto di arbre magique, hai surfato su un esercito di topogatti da marciapiede, conosciuto le gambe belle delle donne, labbra di frutta fresca, hai portato piedi nudi, in faccia, addosso, chiesto il permesso ai vermi della giungla solo per spingerti un pò più in là.

Terra femmina, la Malesia, magica e lontanissima, sorella madre, passione sconosciuta e mai più dimenticata. Così diversa ma tanto uguale, che ti ci senti a casa. Baracche, twin towers e monsoni, e poi il mercato paro paro a Palermo con la gente che vuole venderti la libertà. Di cieli grigioimmensi, calore stampato in faccia e bettole cinesi che si friggono pure l’anima. Caotica, odorosa, di acque fresche, mondo sottosopra e brulicame metropolitano. Il sole che può ammalare, la strada a insegnarti come si fa e la puzza, tua, degli altri, che importa poi. 

E non fa niente l’inglese così così. Sei lì, un calzino rivoltato. A giocarti i limiti e le convinzioni del ragazzo con la valigia che dice addio alla tazza, al ragù e alla viltà. Sei un viaggiatore ora, cane da tartufo, sul pendolo variopinto della perdita e del ritrovamento. A berti il tè, per aggiustare lo stomaco e sistemare i pensieri. Marchiato a fuoco, al battesimo di una traversata di dodicimila chilometri che ti ha cambiato pelle. Un calcio ad un pallone e un ballo strano sul campo verde della vita, in barba al tempo che scolora tutto. Che è sempre il momento di andare. Apprendere e poi ricominciare. In cammino, occhi negli occhi, a vivere tutte le vite possibili, a tirare boccate trisunte di vita che non puoi proprio tirarti indietro. E lanci strali all’inerzia, ma in un attimo sei fermo, per ricordarti delle cose importanti.

Audace esordio letterario dal tratto multiforme e dal movimento spedito e sincero. A volte mistica e speziata, di rossi e ocra, umori e brio, la scrittura è saporita e si è fatta adulta con te. Onesta e malinconica, un battito di ciglia mobile e profondo, tutto il coraggio e l’emozione di un’autobiografia. 

Erika Di Giulio

Chissà come dicono minchia in Malesia

Autore: Gualtiero Sanfilippo
Edizioni: Il Palindromo Editore, 2016
Pagine: 225

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