Tutti i bambini devono essere felici, storia di un maestro e della sua scuola

copertine-terrePaolo Limonta l’insegnamento se lo porta sulle spalle. I bambini intorno e addosso e lui ci gioca a chitarra e quelli volano pizzicati sopra la sua testa. La melodia è soave, sgangherata, bellissima. Non importa il sudore, la stanchezza, le infinite amarezze per una scuola che non capisce più come si fa. C’è sempre tempo e ci deve essere. Che dobbiamo porci in ascolto, stringerli al petto, guardarli forte, accompagnarli senza mai sostituirci a loro. Il maestro Paolo abbraccia i suoi alunni, ci fa un’assemblea, spiega le acca e li porta al mare. Loro sanno cos’è il musical, sanno di Paesi lontani, di prove d’attore estenuanti, di tappeti per scaricare la tensione e materassi per essere sè stessi. Sanno di un viaggio a Barcellona, di fantasticherie in pullman, di biblioteche sensoriali e letture che non finiscono mai, di sorrisi larghissimi e porte sempre aperte. Il suo ventre è caldo e tiene (tutti) al sicuro.

Limonta e Radio Popolare, Limonta e il teatro e l’impegno politico al fianco del sindaco di Milano, Giuliano Pisapia. Maestro di campagna e di città, padre adottivo, che in giro di infanzia triste ce n’è abbastanza. Mani sporche alla catena di montaggio, mani grandi. Gli scorre dentro il sangue partigiano del nonno e una promessa  antifascista. È uno che si precipita a sposare la causa del popolo curdo e torna in tempo a scuola per condurre le sue pesti in refettorio. È il maestro. Ha una vocazione, e sogna, come ogni bimbo che si rispetti. Non smette mai. E gioca, ludopatico com’è. E cerca soluzioni, mentre coccola identità e promuove differenze.

Dentro la scuola Milanese di Viale Romagna Paolo si carica tutti i bambini sul cuore senza lasciarne indietro nessuno e la sua materia preferita passa attraverso uno sciame vivo e chiassoso di occhi, braccia, mani, corpi, viaggi sulla luna. Vita privata, impegno istituzionale e insegnamento entrano così in relazione e l’intesa è magnifica. La scuola apre al territorio, genitori alleati. E lui è là, pieno di coraggio, in quello spazio liminale e delicato, tra le vite degli altri che hanno fatto la sua e la sua che ha fatto quella degli altri.

Crede nella sinergia, nell’incontro dinamico delle competenze, nella collaborazione, nella (com)presenza. E nella lotta sul campo contro l’anaffettività del modello frontale, della distanza e di una scuola che non ti guarda in faccia, educare alla felicità significa allenarsi all’emancipazione e al contatto, a favore di una dimensione inclusiva e partecipante. Un disegno comunitario di condivisione, relazione, apprendimento. Sul filo d’oro dell’accoglienza, del benessere e della tutela.

A raccontarlo e a condividere il suo sguardo è Antonella Meiani, maestra della porta accanto, collega attenta e dinamica. Un’altra mai stanca, protettrice del pensiero critico e della scuola pubblica di qualità (che non è quella delle riforme e dei tagli). Che a quella devi volere un bene immenso e occorre lavorare sodo per farlo circolare. Libertà e partecipazione, esistenza e resistenza attiva e creativa. “Perché, soprattutto per i bambini, conta quello che sei e che fai. Molto più di quello che dici”. E loro ringrazieranno, puoi scommetterci.

Erika Di Giulio

 

Tutti i bambini devono essere felici

Autore: Antonella Meiani

Casa editrice: Terre Di Mezzo Editore

Anno: 2016

Pagine: 157

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