Mezzacalzetta dove sei? Che fatica diventare grandi

6875586_1456473Che ci fai di un coniglio bufalo che non sa giocare a calcio? Di un nasone ghiotto di fili elettrici con le orecchie di burro appassite che non stanno dritte neanche per miracolo? Un coniglio che è una dolcissima e morbidissima palla di pelo buona a nulla, una mezzacalzetta, un sempliciotto candido come la neve? Figurarsi che non capisce manco la differenza tra cowboy e indiani. Magari fosse meno rimbambito. Potresti saltargli in groppa e sorvolare le distese ardite come su un ottovolante. Invece quello se ne va piano piano, zitto zitto. Passeggia lui, pure quella mattina che hai deciso di portarlo nel bosco per abbandonarlo. Che razza di elemento. E si ferma a godere della natura e volge lo sguardo a una farfalla, che però bisogna ammetterlo, è proprio bella. Del resto, guarda un pò dove lo lasci. Funghetti, alberi, piantine, un gorgoglìo di natura ideale per inselvatichirlo a dovere. A guardia del fattaccio, un sipario fosco di alberi che sembrano avere braccia e gambe e una coppia di corvi d’inchiostro, custodi del luogo oscuro, teatro di malefatte e sciagure.

Mentre la coscienza rimorde, tutto si fa gigante sulla pagina. Mezzacalzetta è dentro di te. Un filo rosso di lanucola ti lega a lui (e guai a tenderlo) e te lo fa ritrovare sul sentiero rinverdito dell’amicizia. Mentre corri via quello diventa gigantesco, occupa tutta la tua immaginazione di bambino. E tu sei piccolo piccolo, non ti resta niente, solo quella cascata di spaghetti arancioni sulla testa, un naso schiacciato, quei puntini vicini al posto degli occhi. Allora il grido di tormento si alza contro la lattugine del cielo e anche il bosco sembra impallidire e scombinarsi per la disperazione. I sensi strillano a bocca spalancata. Ed è nel fitto nero della foresta che iniziano il loro lamento, anche se questo non esorcizza la dinamica dolorosa del distacco.

Immagine e colore dettano la marcia dei contenuti e segnano stati d’animo. Campiture dense e impenetrabili, intarsi frondosi di verdi e marroni, fusti, nervature, chiome che si stagliano solide e slanciate sulla pagina, tratto delizioso delle illustrazioni. L’alternanza e l’uso significante della scala cromatica e della profondità di campo segnalano gli snodi del percorso narrativo in prima persona, trattenendo nel genuino stop motion, attimi e movimenti, con la successione dei piani e delle tavole a modulare il tempo del racconto, dentro e fuori.

Mezzacalzetta dove sei? celebra metaforicamente il tenero fanciullino che ci bussa in corpo,  attraverso un percorso circolare nell’oscurità, passaggio obbligato nelle tenebre della coscienza, mentre fuori è di nuovo giallo fortissimo. Nell’ingenuo addio alle calzette che ormai sei cresciuto e non puoi più andartene in giro con un coniglio, affronta la delicata questione dell’abbandono, educando e sensibilizzando al rispetto per gli animali che Benjamin Chaud mette a tavola con noi, a sorseggiare un tè tra pari. Perché diventare grandi significa saper affrontare i propri errori e tornare anche sui propri passi. Che nessuno è innocente o senza colpa per definizione, e il libero arbitrio ci ha permesso di sbagliare ma anche di pentirci, di ricucire gli strappi. E i bambini sanno farlo prima e meglio degli adulti. Padroncino ora lo sa. Ha imparato la gratitudine e si porta sulle spalle la sua anima bella con le orecchie al vento, tutte petalose. Giocarci per credere!

Erika Di Giulio

 

Mezzacalzetta dove sei?

Autore: Benjamin Chaud

Editore: Terre di mezzo Editore

Pagine: 36

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...