Giochi di luce, ogni cosa è colorata

giochi_di_luce_400xIn una notte di luna tanto grossa e alta che ci puoi infilare le dita dentro, un bambino arriva nel bosco con la sua tenda. Stregato dall’esplosione della luce che la torcia mette al mondo decide di lasciare il libro e di andarsene un po’ a zonzo. Il piccolo nel buio si diverte a risvegliare dal nero la natura brulicante tutta intorno, aggirandosi con il potere magico della luce tra le manine, in un mondo di meraviglie tutte da scoprire. Funghetti, farfallette variopinte, riccioli di foglia, alberi, piante, nascondigli, pipistrelli, cespugli, legnetti, un orsetto lavatore che si nasconde. Fasci di natura in negativo svelati d’improvviso da un getto forte e purissimo di chiarore, carico di tinte colorate.

Puzzole, pesci, una volpe e un castoro. Lo stivaletto giallo da recuperare tra i filamenti d’erbetta fresca. Gruppi di topolini e un gufo, tanto meraviglioso da sembrare impagliato. E poi meluzze sbocconcellate rosse rosse, fiorellini contenti, uno stagno. Il nero che assorbe e il bianco che restituisce. Graziose epifanie di energia elettrica rivelatrice per un silent book che sussurra a gran voce una fantastica avventura, riscattando liricamente le tenebre, e sintonizzandosi con cura e sensibilità formale sul mondo naturale che prende vita e colore.

Vincitore del Bologna Ragazzi Award 2015, Flashlight di Lizi Boyd avvicina i piccoli al mondo, insegnando loro che il buio non è cattivo, ma è un ambiente magico che sazia poeticamente i sensi, l’immaginazione, la curiosità. Al netto del tratto felicemente infantile, il messaggio è oltremodo pervasivo: misurarsi con la diversità, sfidando le tenebre.

Nella ribalta del cono luminoso le creature degli istinti sono qui riunite e fanno capolino, imparando in una sinfonia trionfale e taciturna, soave e densamente popolata, a dirsi ciao. Si conoscono e si annusano, l’uno puntato vicendevolmente sui colori dell’altro, non senza qualche tenera diffidenza e timidezza. A metà percorso infatti un colpo di scena suggerisce un ribaltamento dei ruoli: sono gli stessi animali ora, che a turno, ci consegnano un’immagine del nostro piccolo esploratore, svelando(ce)lo frame by frame. Un cucciolo d’uomo che ha gambe, braccia e mani. Occhi vispi, sorriso disteso e un bel caschetto di capelli. 

Nella caccia a illuminarsi meglio, la natura sopra e sotto e intorno si rivela. Il cielo, la terra di pece, l’acqua, il ventre degli alberi.  La palla della luna segna la posizione, il nero (delle illustrazioni su cartoncino) diventa familiare e la magia della luce e dei colori può finalmente esplodere. Al calduccio del cromatismo tenue di verde e marrone, un tratteggio bidimensionale eppur ricchissimo, fustellature cangianti di alberi a scandire il delicato lavoro appena accennato sulla profondità, con i vuoti e i pieni di bianco, nero e grigio. Mentre restituisce al buio una suggestiva dignità narrativa, Boyd organizza la progressione orizzontale del movimento che diventa girotondo torciacentrico, passo a due circolare con la natura, acceso-spento, notte-giorno. La luce catalizza spazio, vitalità, direzione. È il qui ed ora dell’esplorazione, il tempo dolce, mai dimenticato, della scoperta in punta di piedi. E puoi entrarci anche tu, attraverso le traforature della pagina, passandoci sopra con le dita a ritrovare ciò che si nasconde dall’altra parte.

Erika Di Giulio

 

Giochi di luce

Autore: Lizi Boyd

Pagine: 36

Anno: 2016

Casa Editrice: Terredimezzo

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