Charlie non fa surf, l’esordio spigliato di Giuseppe Catanzaro

ms080vhEccolo qui Giulio a 25 anni. Siciliano semprepallido di una specie rara, sintesi onorata del fuorisede perfetto, discretamente già laureato in legge, con la marmellata della sua terra nella dispensa. Un’infanzia consacrata al mito di Don Giovanni Bosco e agli inni forzati di una suora cicciona. Adolescente di media turbolenza e una famiglia laggiù al sud che gli vuole bene (che di questi tempi avercela è davvero una fortuna). Qualche femmina nel diario di bordo, tante sbronze, poche ore di sonno.

Quel pezzo di carta nel cassetto non hai fatto in tempo a mettercelo che di posto per te là fuori già non ce n’è più. La pratica forense non è come te l’aspettavi. L’avvocatessa P., scintillante padrona luciferina, ti frusta a dovere in groppa al suo drago sputafuoco e nei gironi di carta puzzosa della cancelleria, hai sul serio pensato di tirare le cuoia. Lo sguardo dal parquet lo alzi sempre di meno. È iniziata la tua maledetta primavera. Nel mondo cattivo dei mostri bicefali metà uomo metà carogna, che li appiccicheresti tutti al muro, la musica parla per te e il capitano Kurtz di Apocalypse Now, beh, quello ha fatto proprio bene come ha fatto. E pensare che sei sempre stato uno regolare e ti hanno insegnato la gentilezza. Sei un mutante adesso. Vogliono prendere anche te. Giulio con la ruga in faccia, Giulio in cerca di qualche madonna che lo confessi da tutti i peccati.

Catanzaro al suo esordio stringe un patto superconfidenziale con il lettore. Siamo tutti fratelli, ancora e purtroppo, tutti ubriachi di disincanto sulla stessa barcaccia malsicura alla volta del niente. E ci vogliono pure col nodo in gola, che la cravatta si sa, ormai è d’obbligo. Che ai Charlie non è consentito surfare. Colpisci per primo per colpire due volte, se ci tieni a sopravvivere. Quando la perdita progressiva delle soluzioni fa tremare le gambe, ti tocca andare per forza avanti. Non importa se la burocrazia è manesca, se l’individualismo esplode feroce nella rissa sguaiata degli scooteroni, se su Facebook le vite degli altri, non si sa com’è, sono sempre meglio della tua, se i gringos ti sbarrano la via. Il buon vecchio Clint Eastwood ti ha insegnato come tenerli a bada. Che la felicità è una cosa seria e pure l’autodifesa.

Dal carosello della vita universitaria alla vescica dell’età adulta si agita il limbo fangoso dei vinti. Anime e corpi in imbarazzo, un esercito attraente di sfiorati, perdenti, sbaragliati. Seppur prodighi di intenzioni. Gente di belle, fottute, speranze e mille strani disamorosi sensi. Che la vita è tutta un inesauribile sviluppo delle competenze. Altro che restare fedeli alla linea. Hai imparato a non morire in coda sul muro torto, a prendere la metro nell’ora di punta, a non sputare in faccia al tuo capo, a lavorare senza essere pagato, a sbatterti per una vita che avresti voluto tutta per te. Ci volevano flessibili, siamo molto di più. Siamo dotti e armati adesso. E sempre incazzati e depressi. Una gioventù bruciacchiata che ha imparato a rifarsi il trucco al ritmo di un riff impazzito. 

Nel movimento tellurico e spigliato della scrittura ricca e significativa, Catanzaro è prolifico e sincero come solo i giovani sanno essere. Gira la ruota ingorda della cultura generazionale, del citazionismo brillante e maturo, dichiarando a viso aperto e con le guance rosse, santi e madonne, punti di svolta e battute di arresto. Una conversazione di pancia con l’amico del cuore che aggancia senza sosta divertenti e amare divagazioni da ragazzo a stoccate di monaco buddista col segreto dell’immortalità. Intimo e diaristico, seppur naturalmente schietto e dirompente nel linguaggio condiviso e nello stile, Charlie non fa surf è un romanzo ironico e graffiante, dal movimento spedito e consapevole e dal messaggio per direttissima, che rivela, tra scosse elettriche di empatia, rapide di registro e deserto dei riferimenti, una dolce consolazione e una passione mai sopita per questa nostra bastarda esistenza.

Sullo sfondo una Roma sempre bella, tranne quando piove che è un maracanà. Rione Monti e un bicchiere di vino, giovani hipster festaioli, schiere monolitiche di radical chic e donne di pane burro e zucchero. Da farci la merenda dei campioni. Una città che cambia, ma che alla fine pure se ti acchiappa la voglia di scappare lontano o di sprofondare nel divano per il resto dei tuoi giorni, trova sempre il modo di fregarti e di farsi volere bene ancora una volta. Che nella vita nulla ha senso, però meglio non pensarci. Lunga vita a te Giulio e al tuo compare, fratello, autore.

Erika Di Giulio

 

Charlie non fa surf

Autore: Giuseppe Catanzaro

Casa editrice: Elliot Edizioni

Pagine: 174

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