L’era di Cupidix, un amore di pillola

copertinaA Carlo succede sempre così. Quanto gli piace l’amore. Peccato che ci sia sempre una donna nel mezzo e, dopo la passione iniziale è tutta una stancante variazione sulla fine, giocata in difesa per senso di colpa e mancata responsabilità. Ada è una che soffre tanto. Vittima di una paralisi emotiva da ex bastardo, si rigira avvilita nel desiderio frustrato di una storia seria. Deve dimenticare prima di amare daccapo. Giovanni fa il pubblicitario. È abbronzato e la promozione ce l’ha nel taschino. Che gli frega dell’amore, quello è una psicotica distrazione e lui vuole solo viaggiare comodo.

Ed ecco che al rientro dalle vacanze, al grado sottozero delle affinità elettive e delle illusioni coniugali, arriva Cupidix, la pillola che ti innamora per sempre. Che sarà mai una pasticchetta in più nel mare delle caramelle che ingurgitiamo, e poi, si sa, le case farmaceutiche vogliono farci passare la bua, quelle sì che ci vogliono bene. Mica noi. Pillole per dormire, per dimagrire, per non invecchiare. Nel rituale degli accoppiamenti forzati e della felicità a ogni costo, tutti hanno qualcuno da amare. Solo tu non ci riesci. Sei un perdente, uno sfigato. Ma da oggi c’è Cupidix. Però magari prima prova Disamor, che a fare un altro giro senza darsi una bella ripulita rischi grosso.

Il mercato impazzisce, l’opinione pubblica esplode, i black block della censura terrorizzano gli infedeli. Un sorso d’acqua e sei un maledetto consumatore. Cupidix mantiene l’individuo in stato chimico di innamoramento costante, tutti sbronzi di vita e d’amore, impasticcati come se non ci fosse un domani nella bonifica degli acciacchi. La pillola va giù e ripara i cuori, aggiusta sentimenti e corregge umori. L’amore diventa una passeggiata di salute senza effetti collaterali. Una sensazione di torpore ti pervade. La volontà è in ginocchio ma tu sei finalmente felice, come un deficiente. Ti hanno intossicato le fantasie, ma ami perbacco. Ami e dimentichi. Il lavoro non è più una preoccupazione, i colleghi di colpo meno rompiballe, hai posato il sax, sei andato al centro commerciale per Natale. Mio Dio hai spento pure il televisore.

L’era di Cupidix è una riflessione vivace e accattivante sulla disperazione intima e sociale degli individui, analisi moderna di fallimenti e angosce, private e sentimentali. Nell’overdose circolante di ormoni e amore ebete e degli orgasmi calcolati sulla pialla delle passioni, Pasi rivendica la libera possibilità di incazzarsi ancora e solo con le proprie forze, di avere comunque il coraggio di mandare avanti il nastro, a raccoglierci l’ennesima carissima illusione, di cui sempre, bene o male, pagheremo noi il prezzo. A chi ha rinunciato a sentirsi e a farsi sentire, parla forte della malinconia di un ricordo, del sapore strano di una nota presa male, di un viaggio in solitudine, mentre la grancassa del cuore batte sui tasti di un vecchio telefono pubblico. Tiene il tempo liquido dei miracoli sintetici in un insieme ordinato, fresco e veloce, in allegro andante sulle sconfitte rimbalzate di schermo in schermo, tutte davanti agli occhi.

È certo che non saremo mai malati abbastanza e mai del tutto guariti e che non c’è pillola per fare pace col cervello e con il morbo dell’instabilità. Siamo solamente un mucchio di equilibristi spesso delusi sul filo delle voglie, in cerca di un’altra opportunità e di un’ultima bellissima esecuzione.

Erika Di Giulio

 

L’era di Cupidix

Autore: Pasi Paolo

Editore: Spartaco (collana Dissensi)

Pagine: 108

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