Il coraggio del cinghialino, una questione di pelle

copertina-vichiC’era una volta una palla di pelo che rotolava giù per una scarpata. C’era una volta un cucciolo di cinghiale macchiato di bianco che non era proprio un cinghiale, anzi era un cane. Non sappiamo di preciso quando e dove. Sappiamo di notti senza luna, inverni che non vogliono andarsene, colline di streghe, pozze di fango e stagioni di caccia che fanno tremare le zampe. Ci hanno detto della dolcezza di una mammella quando sei affamato, di un riparo quando fa freddo, di quanto profuma il bosco a primavera. Raccontano poi di certi umani imprevedibili. Giganti cattivi, ma a volte addirittura un po’ buoni. Certo se non sei nato figo come gli altri (che poi del resto cinghialino brutto non è, col tempo si è fatto proprio un bel tartufino con gli occhietti simpatici), possono anche arrivare ad ammazzarti, a strapparti la libertà, obbligandoti a sprofondare nelle viscere della terra per scampare alla canna del fucile. Vinti dalla bramosia del denaro, quelli insegnano la violenza e sono schiavi a pancia piena del profitto e di una perfezione impossibile da guadagnare. Te invece, vai pazzo per le ghiande, anche se sei solo un cane, a volte gradisci qualche funghetto e poi ti piace correre nel bosco con i compagni cinghiali, pure se non sono della razza tua. Non sei Dago al battesimo dell’uomo, sei cinghialino da sempre e per sempre.

Cinghialino coraggioso sa cos’è l’amore e impara che nel suo mondo non esistono scherzi di natura, che quella ha molta più fantasia di noi poveretti, e rancori e meschinità son questioni d’uomini. Così tra gatti mentori specialisti in evasioni, rospi geografi e gufi tuttofare, quello corre a perdifiato, corre senza fine, con il cuore in subbuglio per la paura, l’emozione, il dolore, per mettere a riparo il branco, per innamorarsi. E poi restaura, rinnovandolo, l’ordine familiare dei sette fratelli cinghiali, che lo accolgono e amano, diverso tra pari, chiaro tra scuri.

Famiglia è chi ti aiuta a diventare grande, è chi dà il latte, anche se non sei figlio suo. Che i sensi negli animali si attivano e vivono liberati e quel lampo di appartenenza nella diversità abita tutto nel rito d’identificazione pelo pelo e di fratellanza naso naso, come natura crea. La morale della favola sta tutta nel messaggio universale di educazione alla diversità, al rispetto della specificità nella comunanza degli intenti purissimi dell’amicizia, della mutua assistenza, della solidarietà, del senso di protezione. Che l’amore e il coraggio rendono simili e avvicinano anche gli esseri più strani. Che nel bosco selvatico dei cinghiali come sulla terra degli uomini c’è posto per tutti, e ciascuno, partecipando con le proprie possibilità, si fa migliore di com’era, libero depositario di virtù e dignità.

E Vichi ci vuole credere a un altro mondo possibile, regalandoci sul finale, un tenero atto fiduciario nei confronti dell’umanità in cui la forza motrice dell’universo resta la donna, veicolo redentore di grazia e misericordia per uomini peccatori e combina guai. Nel meraviglioso mondo delle creature semplici e degli istinti, universo condiviso da bimbi e animali, la lingua è quella semplice dei piccoli. Vezzeggiativi, illusioni infinite e teneri eroismi. Nel tocco di grazia dei gesti intuitivi e della fantasia si può davvero vivere tutti felici e contenti.

Erika Di Giulio

 

Il coraggio del cinghialino

Autore: Marco Vichi

Editore: Ugo Guanda Editore

Pagine: 104

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