Sassi unplugged, d’amore tosto e altri viaggi

copertinaA Matera si ride, non è come dalle altre parti. E poi c’è il Gran Caffè e il pasticciotto te lo becchi come te lo danno se sei uno col sentimento in testa. A Matera non ti metti a fare storie.

Dopo il rito identitario e rischioso della tosatura a macchinetta, le mancanze lassù al nord senza la Ste, l’università, le coperte di pecora morta male e un esercito bollente di abusivi stupratori di Pink Floyd e di thermos caricati a pallettoni, a Matera le corri sempre incontro. Nei grappoli di vita, di esistenza al naturale, la giravolta di cose vive e i cumuli di materia palpitante si consumano in presa diretta. E la musica dà il passo. Perché la vita è fatta di cose piccole e in quei sassi ci sta tutto il tuo cuore.

Nel vivere meticcio e caldamente bastardo, Sassi Unplugged è la narrazione in acustico di un’avventura mai conclusa, l’incedere irriducibile nell’unicum dello spazio totale dei percorsi e delle scarpe rotte, nell’abbraccio materno dello zaino che ha fatto la guerra e che ti stringe forte a sé, contro l’ecoterrorismo del trolley. Il cammino di un senza nome, che l’identità te la fai viaggiando, non te la dà il prete sulla fonte battesimale, quindi puoi pure concederti il vezzo di farti chiamare Natale Babbo. Spacchi uguale.

Le storie si danno la mano e innamorano, ancora e sempre sulla strada. Che se non vai, non vedi. E allora, sul finire della golden age magnacciona e colorita degli anni ’80, quelle passano senza andare via e nel movimento in levare del viaggio, a piedi, in 127 o sul lungo carnevalesco treno del sud, i percorsi generano, caricandosi ardimentosi di verità.

Polvere, espedienti, snodi autostradali e caldo in faccia. In due sulla Graziella, e poi Lei, e ancora Lei. Sassi Unplugged è la madeleine di cui ricontrolli il tono, mai gustata fino in fondo. È un odore, un’immagine saporita, il profumo del vento, l’attacco sinestetico dei ricordi e la dichiarazione d’amore fedele per una città donna che si fa teatro naturalissimo di suggestioni e ritrovamenti, spazio identitario amico, e amante.

Matera è un amore di sasso che inebetisce teneramente, in cui il midollo randagio si è lasciato accarezzare, è il presepe laicissimo e vivente delle memorie buone, dei baci nelle caverne. Per ogni pezzo, una suggestione. Quelle stanno lì, sempre uguali e diverse, sempre ferme e all’improvviso. È meta negata, incompiuta, presa a caso, poiché il senso sta sempre e solo tutto nel raggiungerla, desiderandola nuovamente. Olmoti dà del Tu, e non c’è di meglio. Che non tutti sanno cosa significa farsi il viaggio della speranza per poi manco arrivarci in un posto o allenarsi a contrattare il pane dell’amicizia con un branco di cani ai bordi della città.

Nell’andare a folle sincero e scanzonato, è il capitan Fracassa che se la ride sotto i baffi della letteratura di viaggio e del romanzo di formazione. Uno con l’anima in fiamme, ora che il presente tutto acchittato ci sculetta davanti con la reflex al collo. Uno che si è ritrovato a smaltire, insieme ad altri, la sbornia velenosa di quegli anni strani, in cui ti ritrovi a giocare una partita che i Padri hanno scelto per te. E se permetti qualche parolaccia ci sta pure bene.

Olmoti cuce e ricuce, passa e ripassa l’ago, si apre a un mare di confidenze, viene da tutti e da nessun posto e a Matera non solo ci va, ma torna e ritorna pure, cotto a puntino. Quella non ti lascia mai a pezzi. Ti inghiotte tutta vergognosa e ti ridesta intero. Puoi uscirne gonfio di crema ed amarena, ma ti sentirai leggero e sarà sempre come la prima volta. È il luogo di un nostos infinitamente intrecciato. E da oggi in poi avrai solo bisogno di ritrovarla, che vive già tutta dentro di te.

Erika Di Giulio

 

Sassi Unplugged

Autore: Giorgio Olmoti

Casa Editrice: ‘round midnight edizioni

Pagine: 95

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