Hungry hearts – Dall’amore di coppia a una drammatica genitorialità

 

HungryHearts--770x470Mina (Alba Rohrwacher) e Jude (Adam Driver) si conoscono in un posto che più claustrofobico non si potrebbe immaginare. Sono rimasti intrappolati nell’angusta toilette al piano inferiore di un ristorante cinese di cui non ricordano neanche il nome. Bello il caso che fa incontrare e innamorare le persone nei luoghi più impensati. Però forse i segnali andrebbero letti: la chiusura iniziale sembra quasi voler presagire i confini della loro psiche che si restringeranno sempre più, fino a trasformare la storia in un thriller della mente e della relazione. Il cattivo odore delle produzioni incontenibili di Jude, in un bagno non arieggiato, poi, non è il massimo del romanticismo.

L’amore non è solo cieco, evidentemente. Quello tra Mina e Jude, lei italiana lui americano, viene raccontato da Saverio Costanzo in maniera affrettata, eppure non sbrigativa, con ellissi vistose, quasi a farci intuire uno sviluppo della vicenda molto diverso da così. Reso con primi piani di sguardi increduli fino alle lacrime, sorrisi aperti e intese commoventi, abbracci e baci sui visi imperfetti dei due protagonisti, che si commuovono e commuovono il pubblico. E la canzone di Modugno, “Tu si na cosa grande” cantata in italiano dallo sposo alla sua amata durante il matrimonio, sintetizza tutta l’attrazione, l’affetto, la complicità, il dono di un incontro che ha cambiato la vita.

Ma l’attesa del bambino (che forse non viene mai chiamato per nome, solo il bambino, “mio figlio”, o “nostro figlio”), amplifica e approfondisce le manie di Mina: il suo rifiuto del cibo si proietta anche su di lui, che deve nutrirsi in maniera sana, solo con alimenti da lei controllati e coltivati nella serra sul terrazzo. La sua sfiducia nella medicina costringe Jude a portare il bambino dal dottore senza dirle nulla (lui è Jake Weber, il marito paziente nella serie televisiva Medium, anche qui molto pacato ma deciso nella diagnosi di sotto-alimentazione), a dargli da mangiare di nascosto, mentre la moglie, sempre di nascosto, somministra al piccolo un olio digestivo, che per il medico è responsabile dell’arresto nella crescita.

Un inferno, una guerra, e un amore che vuole resistere, già raccontati nel romanzo Il bambino indaco di Marco Franzoso a cui il film è ispirato. Mina e Jude si dicono qualche volta che ce la faranno insieme, ma la posta in gioco non può aspettare i tempi lunghi del convincimento. È matta, dice la madre di Jude (Roberta Maxwell). Ce ne dispiace, ma ad un certo punto anche noi sposiamo più la preoccupazione struggente del padre, e della nonna, allontanandoci dal dramma materno di Mina, come lei sembra essersi allontanata dalle regole del buonsenso. Fa male vedere quel bimbo che non viene alimentato a sufficienza; ogni cucchiaino dell’olio che gli viene offerto così amorevolmente ce lo sentiamo in bocca e vorremmo sputarlo.

La tensione sale, e il piccolo appartamento non può contenere odio e amore che si dichiarano e crescono (loro sì continuano a crescere) nei cuori affamati dei due sposi, non più amanti, ma solo genitori, ciascuno con la propria verità e il proprio figlio da difendere a tutti i costi. Una sequenza però ci li mostra i loro corpi deformati, ripresi troppo da vicino e dall’alto, a suggerire l’alterazione dell’anima, dalla quale non si può più tornare indietro.

Saverio Costanzo si è dimostrato ancora una volta abilissimo nella rappresentazione dei labirinti interiori, della gabbia dei pensieri, e della vita, di quegli spazi ristretti, interiori ed esteriori, che ha descritto nella coabitazione forzata di Private, nel convento di In memoria di me, nella prigionia del corpo ne La solitudine dei numeri primi. E nella stanza delle confidenze intime di In Treatment. Siamo curiosissimi di vedere il suo film in produzione, Limonov, che ricostruisce la vita di una persona molto fuori dal comune, già rivisitata nell’impegnativo romanzo di Emmanuel Carrére, lo scrittore francese che di grovigli psicologici se ne intende.

Margherita Fratantonio

Hungry Hearts
Regia: Saverio Costanzo
Sceneggiatura: Saverio Costanzo
Cast: Adam Driver, Alba Rohrwacher, Roberta Maxwell, Al Roffe, Geisha Otero
Fotografia: Fabio Cianchetti
Montaggio: Francesca Calvelli
Scenografia: Amy Williams
Musiche: Nicola Piovani e Leonardo Trudy Colombati
Produzione: Wildside Media, Rai Cinema, Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Distribuzione: 01 Distribution
Nazionalità: Italia
Anno: 2015
Durata: 109 min.
Voto: 4/5

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