La passione

I film sono belli solo quando si è liberi di costruirli con un certo coraggio

Carlo Mazzacurati

orlandoIl regista in crisi Gianni Dubois (Silvio Orlando), infastidito dal suo cinico produttore e da un’attricetta della TV, seduttiva quanto capricciosa, è ritratto nello sconforto di un vuoto creativo che dura ormai da cinque anni. Solo con un film d’amore, con un film autentico, potrà ritrovare una storia che valga davvero la pena di essere raccontata.

Dev’essere però una storia vera, deve prendere spunto da una realtà che in qualche modo tocchi le corde emotive dell’uomo e non del professionista, caduti entrambi, pare, ai livelli più bassi della notorietà e del potere. Non può essere il primo oggetto che gli capita sotto gli occhi, come la ragazza che guida l’autobus e passa davanti a lui proprio mentre è al telefono col produttore e sta cercando un soggetto per tenerlo a bada. La vede e dice: “Allora…….c’è una ragazza…….che guida un autobus……..”. No, non è così che può funzionare. (Chissà, però, come mai, anche La giusta distanza vede una giovane donna che guida l’autobus nella scena finale!).

E’ vero, come dice Curzio Maltese su La Repubblica che Silvio Orlando recita sempre il ruolo dell’intellettuale di sinistra “simpaticamente sfigato”; ma non è questo il problema. Piuttosto verrebbe da chiedersi perché il personaggio dell’intellettuale perdente sia ancora così attuale, purtroppo, nell’immaginario dello spettatore o di un certo tipo di spettatore, quello che si identifica ancora nella minoranza di Nanni Moretti .

Forse faremmo volentieri a meno delle performance di Silvio Orlando se la condizione dell’intellettuale oggi fosse più serena. Kerouak diceva di Baudelaire: “Avrei preferito che fosse stato meno infelice e avesse scritto versi più felici”; ecco, possiamo dire lo stesso del cinema italiano, perchè anche a noi farebbe piacere rinunciare a Silvio Orlando ed essere tutti più felici o meno infelici.

E se comunque dovessimo scegliere, come rappresentazione degli Italiani al cinema, tra la sbruffonaggine di Gassman, le furberie di Sordi (o la disonestà di Ugo Tognazzi nel film I mostri), beh, preferiremmo sempre l’espressione sconsolata di Silvio Orlando. “Neppure una sconfitta ribelle, eroica” continua Curzio Maltese, e questo è vero. Un po’ di sana ribellione, quella sì, ci piacerebbe di più.

Ma il percorso della consapevolezza è lungo e alla fine anche il perdente Gianni Dubois riesce a mandare al diavolo attricetta e produttore, per apprezzare l’aiuto di chi lo sa apprezzare, e portare a termine un’opera impossibile: la frettolosa messa in scena della Passione con attori improvvisati e materiali raccogliticci. Per di più sotto il ricatto di una denuncia che gli rovinerebbe definitivamente la carriera, già così pesantemente compromessa.

E ci riesce, pur non mettendoci all’inizio la benché minima passione, perché il teatro è comunque terapeutico, perché il teatro è comunque trasformazione. Il personaggio che crede al potere curativo del recitare, se pure di un recitare così strampalato, è l’improvvisato e provvidenziale aiuto-regista, Ramiro (Giuseppe Battiston). Per lui Gianni è un maestro, a lui deve la grande lezione sulla fiducia nelle proprie potenzialità. Quante volte i bravi maestri non lo sono poi di se stessi! Infatti, Gianni ha dimenticato quel corso tenuto in carcere, non ricorda il suo allievo Ramiro che per lui si sacrificherà fino in fondo, in un ribaltamento dei ruoli a tratti struggente. Certo che, dal racconto fatto fin qui, non si capisce cosa ci sia da ridere.

Invece La passione sa essere comico, umoristico e commovente insieme. La comicità è quella teorizzata da Pirandello, quel verificarsi di episodi stonatissimi rispetto alle nostre normali consuetudini, quella che lui definisce sensazione, o avvertimento del contrario: qui è, per esempio, l’improponibilità dei vari Gesù che si susseguono. Il primo, tale Abbruscati (Corrado Guzzanti) , attorucolo assoldato da Ramiro, con la sua megalomania da actor studio, pretende una croce più pesante, per soccombere poi sotto la sua mole.

Esilarante la sua declamazione: “Prima che il gatto canti”, dovuta all’idea brillante di Ramiro, che, non trovando una fotocopiatrice, decide di dettare il copione ai bambini della scuola elementare. Ma gli altri Gesù sono ancora peggio, e una soluzione si troverà, perché, come dice il medico al primo attore dolorante e fuori uso Abbruscati- Guzzanti, nessuno è insostituibile, neanche Gesù. Ebbene, si sa, la battuta dissacrante è sempre liberatoria.

Il passaggio dalla comicità all’umorismo, avviene, ed è sempre Pirandello ad insegnarcelo, quando si lascia la sensazione del contrario per il sentimento del contrario, quando cioè ci si immedesima nella situazione che suscita il riso; non si ride più, forse si sorride. Quando si passa davvero dalla passione (quella con la lettera minuscola) alla compassione.

Solo il pubblico accorso dal paese, gretto e ignorante, può ridere dell’ultimo Gesù interpretato da Ramiro, di un Cristo grasso che al culmine della scena cade dalla sedia. Il pubblico in sala che ha già seguito Ramiro e Gianni nei loro destini, non ride più. A noi non diverte un Gesù Cristo obeso, perché abbiamo partecipato alle sue precedenti fatiche, anzi i suoi inciampi e le sue cadute sulla strada del calvario ci commuovono.

Carlo Mazzacurati diceva che il cinema deve recuperare la capacità di sorprenderci. La passione ci ha sorpreso non poco. Rispetto a La giusta distanza, due generi opposti, ritmi completamente diversi, trame che non si somigliano affatto.

Sono passati tre anni anche da La giusta distanza a La passione. Ancora altri tre tra La passione e La sedia della felicità. Ringraziamo Carlo Mazzacurati che ha voluto dirci come una storia nuova abbia bisogno dei suoi tempi di elaborazione, anche lunghi. Sarebbe bene che anche altri autori imparassero la lezione del regista scomparso, non continuando a produrre romanzi e film con ritmi che si fanno sempre più nevrotici.

Margherita Fratantonio

 

La passione

Regia: Carlo Mazzacurati

Sceneggiatura: Carlo Mazzacurati, Umberto Contarello, Doriana Leondeff, Marco Pettenello

Interpreti: Silvio Orlando, Giuseppe Battiston, Corrado Guzzanti

Produzione: Fandango e Rai cinema

Distribuzione: 0 1 Distribution

Uscita: 24 settembre 2010

Durata: 106 minuti

voto: 4/5

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