Il passato

il passato

Come in Una separazione, anche qui Asghar Farhadi ci racconta allontanamenti e desideri di riappacificazione. Anche qui due coppie, una che sta divorziando dopo quattro anni di distanza, un’altra divisa dall’ospedalizzazione di lei. I personaggi:

Ahmad: ex-marito di Marie. Torna a Parigi da Teheran, chiamato dalla ex-moglie per le pratiche del divorzio.

Marie: lavora in una farmacia, ha due figlie nate da relazioni precedenti ed ora sta insieme a Samir

Samir: ha un figlioletto ribelle, una moglie in coma all’ospedale dopo un tentato suicidio. Gestisce una lavanderia

Lucie: è la figlia più grande di Marie e non tollera la decisione della madre di sposare Samir

Lea: figlia minore di Marie, allegra, saggia, o solo più arrendevole, l’unica che accoglie Ahmad con un abbraccio sincero

Fouad: figlio di Samir, non vuole vivere con la famiglia di Marie

Personaggi fragili, tutti: gli adulti, l’adolescente Lucie (ma almeno lei è giustificata dall’età) e il piccolo Fouad, la cui rabbia è ancora più comprensibile per il tradimento materno. Sui tentativi di questa narrazione nel ricostruire una famiglia (che fatiche le famiglie allargate!) piove sempre, piove a dirotto. Scrosci d’acqua che non ripuliscono l’anima, ma bagnano i pensieri e i sentimenti già così ingarbugliati.
Di Parigi non si vede nulla, solo una casa parecchio trasandata, di fronte alla ferrovia, con una confusione di mobili e oggetti che riflettono la confusione interiore e quella dei rapporti. Marie e Samir sono sempre con il pennello in mano per riverniciare le pareti, ma non bastano le mani di colore per liberarsi del passato, per un futuro così difficile da conquistare. Un matrimonio, poi, che “non s’ha da fare” perché i figli non vogliono, o perché i due non ne sono così tanto convinti? Il loro nido d’amore costa troppa fatica: Marie si procura un forte dolore al polso, imbiancando, e Samir è allergico alla vernice. Gli unici momenti di intimità tra i due sono quelli in cui lei mette il collirio negli occhi di lui. Per il resto, si guardano sempre con una tale tristezza!
Certo non ce ne sono di presupposti, visto che la moglie di Samir ha tentato il suicidio ed ora è in coma e Fouad fa di tutto per rendersi insopportabile. Poi ci si mette anche Lucie, con le sue uscite notturne per fuggire ad una realtà che non vuole accettare.
Amhad si trova a dover arbitrare tutte queste tensioni, proprio lui che sembra la persona più legata al passato. Piano piano, in alcuni punti forse troppo lentamente, si esplicitano le ombre di ciascuno: solo Marie non vuole saperne di guardarsi indietro, nella sua ostinazione a ricominciare tutto da capo.
Ospita persino Amhad in casa, non si sa se con leggerezza o con intenzione, inducendo gli uomini ad una rivalità di cui avrebbero volentieri fatto a meno.
Asghar Farhadi ci ha raccontato di persone deboli come nel precedente film, ma personaggi decisamente più complessi. Meno rigidità e più sfumature, rese anche con primi piani frequenti sui volti e sui dettagli. Come le mani di Samir intrecciate a quelle di Marie e a quelle della moglie. Frequenti le inquadrature in cui compaiono tutti e tre, Marie Samir e Farhadi, a sottolineare vicinanze e distacchi. E gli spazi sembrano più mimetici: il vetro dell’aeroporto che separa Marie e Farhadi all’inizio del film e soprattutto quella casa, piena di cose da buttar via nel cortile e in tutte le stanze; ingombri degli ambiente, simboli del bisogno di pulizia.
Un film occidentale, questa volta. Le donne non indossano più il velo, ma non è detto che per questo si sia guadagnato in tranquillità.

Margherita Fratantonio

II passato

Regia: Asghar Farhadi

Sceneggiatura: Asghar Farhadi, Massoumeh Lahidji

Interpreti: Bérénice Bejo, Tahar Rahim, Ali Mosaffa, Pauline Burlet, Elyes Aguis

Produzione: Memento Films Production

Distribuzione: Bim Distribuzione

Durata: 130 minuti

Uscita: 21 novembre 2013

voto: 3/5

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